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Eni festeggia i 25 anni di carriera di Jovanotti sostenendo il , in qualità di partner principale. Avete letto bene. Lui. Proprio lui. Il paladino di mille battaglie per i diritti umani e per i Paesi emergenti, con una grossa giraffa tatuata sull’avambraccio del quale riecheggiano ancora “Cancella il debito” e “Il mio nome è mai più”, ha sottoscritto un contratto un’azienda italiana che di buono e bello probabilmente fa solo le pubblicità.

Diciamoci la verità: a noi italiani la coerenza non piace. Né all’italiano come individuo e men che meno ai suoi più alti rappresentanti. La nostra scena politica è piena di grandi e piccoli voltafaccia, voltagabbana e c’era una volta (il malloppo, che poi sparisce). Per gli intellettuali che scrivono sui giornali di sinistra la colpa è di 20 anni di berlusconismo che ha devastato la morale di tutti noi attraverso la televisione. Secondo me invece è che essere coerenti è difficile e a noi le cose difficili non piacciono molto, a meno che non si possano trovare delle accomodazioni. Naturalmente è un discorso tanto polemico quanto generico, ma credo contenga un fondo di verità. E parlo di coerenza intesa come forza di rimanere in linea con ciò che si è e che si professa, come capacità di non tradire se stessi, non come ottusità nel portare avanti a tutti i costi una data idea. Ma se può essere comprensibile nella dura vita di tutti i giorni stringere qualche compromesso, risulta più difficile da accettare nel caso in cui ci sia di mezzo un artista ricco e famoso, che si fa bandiera da anni di valori che vanno al di là del denaro. Soprattutto da uno come lui: nato ribelle, cresciuto cantante e pensionato con lo sponsor.

I ragazzi di “No al carbone” di Brindisi gli hanno chiesto perché con una domanda aperta sul loro sito internet. E Lorenzo Cherubini ha risposto, firmandosi col nome di battesimo e garantendo, per quel che valga, che sia davvero lui. Nel leggere la risposta, molti utenti avrebbero preferito che non lo fosse. “Cercherò di essere breve nella mia risposta che non vuole essere un tentativo di giustificarmi, in quanto non sento di doverlo fare, ma una spiegazione delle mie motivazioni ci tengo a dartela perché può contribuire all’informazione e alla discussione”, attacca Jovanotti, proseguendo puntualizzando che Eni è lo sponsor del tour e che li ha incontrati prima di firmare e accennando alla paternità di Enrico Mattei. Il motivo che l’ha spinto a farlo è che “una grande azienda come questa possa produrre non solo fatturato e posti di lavoro ma anche cultura della sostenibilità. Credo che quello che si può e si deve fare, in un paese libero, è promuovere il cambiamento e lo sviluppo in senso sostenibile delle attività di aziende così grandi. Non sto cercando di convincerti che Eni sia una onlus, non lo è, loro vendono benzina, luce e gas, ma sto dicendo che ci vuole una road map verso una piena sostenibilità dell’economia energetica, non una chiusura, perché con le chiusure, la mia esperienza di uomo mi dice che non si ottiene mai nulla di buono”.

Molti i commenti negativi ai quali il cantante replica una sola volta, ricevendo un lapidario “Non sei peggiore di tanti altri, peccato che ti avevamo creduto migliore”, come commento. Il punto è che se dai nostri politici, per il distacco che l’italiano medio ha con le istituzioni, possiamo aspettarci di tutto; è diverso quando c’è di mezzo un personaggio nel quale si convogliano sentimenti, emozioni e, perché no, battaglie civili. Perché un tradimento in questo caso fa male. Ancor di più se consumato per denaro. Figuriamoci se poi uno al concerto deve sorbirsi gli stand di una compagnia energetica che cerca di propinarti contratti vantaggiosi. Magari proprio con “Attaccami la spina” di sottofondo, per chiudere il cerchio e magari prendere la scossa.





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