È impossibile guardare la storia dell’attivismo a favore della marijuana in Canada e non pensare a Marc e Jodie Emery. La loro lotta pluridecennale contro i poteri forti ha pian piano aperto il Canada all’attuale legalizzazione.
Dal 2018 la coppia è ufficialmente separata ma sempre impegnata nella battaglia per la cannabis.
Jodie è attualmente proprietaria di Cannabis Culture, un’azienda che conta numerosi franchising di dispensari di cannabis, e che pubblica anche una rivista omonima insieme a un canale web chiamato POT TV. Soprannominata anche princess of pot, è stata condannata insieme all’ex marito per accuse di droga nel dicembre 2017 dopo che la polizia ha fatto irruzione in alcuni dei loro dispensari. Sono stati multati e condannati a due anni di libertà vigilata e al divieto di fare business nel settore cannabis.
Negli ultimi 12 mesi Jodie si è allontanata dai riflettori per tornare recentemente alla sua battaglia, più carica che mai.
La principessa della ganja rimane comunque una delle figure femminili più importanti del movimento cannabico canadese, da quasi 20 anni in prima linea.

Non ti abbiamo vista molto nell’ultimo anno, sei tornata?
Ho sempre lavorato senza sosta, ma sono stati anni molto complicati e avevo bisogno di stare lontano dai riflettori per la mia salute e la mia felicità. Ma non ho mai interrotto il mio impegno da attivista o il mio lavoro.

Come descriveresti la legalizzazione in Canada ora che è passato un anno?
La legalizzazione in Canada è allo stesso tempo positiva e negativa. È ancora un sistema che criminalizza e prevede pene molto severe, inoltre c’è molta corruzione a livello di governi, polizia, gruppi criminali e aziende. Ma in ogni riforma di legge ci sono sempre aspetti positivi e aspetti negativi, e questo significa solo che dobbiamo continuare a lavorare. Non avremmo mai leggi perfette, però l’obbiettivo della legalizzazione dovrebbe rappresentare la fine delle condanne e delle norme penali e la liberazione delle vittime del proibizionismo.

In alcune interviste hai parlato di “falsa legalizzazione” e “nuova proibizione”. Perché?
I tre obbiettivi principali del movimento a favore della legalizzazione nel corso dei miei circa 17 anni di impegno – e nei decenni di attivismo prima di me – erano di porre fine alla criminalizzazione della cannabis e delle persone che vi avevano a che fare; di tagliare la gravosa spesa di denaro pubblico per far rispettare le politiche anti-cannabis; e di farla finita con la proibizione dell’industria della cannabis ormai esistente da decenni. Nessuno di questi obbiettivi è davvero stato raggiunto in Canada. Le persone continuano a essere arrestate e sanzionate in molti modi e, ora che migliaia di dispensari prima della legalizzazione sono stati chiusi, è quasi impossibile accedere alla cannabis medica. Ci sono più leggi anti-cannabis, sanzioni più dure e fondi per più di un miliardo di dollari per attività repressive e di polizia in generale e per la propaganda governativa finalizzata alla demonizzazione della cannabis. Inoltre ci ritroviamo con un nuovo modello di collaborazione tra governo e corporation nel quale gli attivisti e la società civile sono esclusi, e gli ex poliziotti e politici anti-cannabis si arricchiscono grazie alle aziende della “cannabis legale”. Dunque, non è la legalizzazione che noi attivisti volevamo, continua a essere una forma di proibizionismo. Ecco perché l’ho chiamata #FakeLegalization e #NewProhibition.

Sei ancora co-proprietaria di Cannabis Culture?
Sono la proprietaria dell’impero Cannabis Culture dal 2009. Marc Emery non era più il proprietario perché venne estradato negli Stati Uniti per scontare la pena inflittagli per aver finanziato il movimento globale per la legalizzazione. Lui possedeva un franchising nel breve periodo in cui avevamo i dispensari di Cannabis Culture, per i quali siamo stati arrestati e condannati nel 2017. Ma a parte questo, da 11 anni sono io l’AD e la proprietaria di tutti i marchi e le aziende di Cannabis Culture.

Il tuo bar Jodie’s Joint è ancora aperto?
Jodie’s Joint, il mio bar a tema cannabis a Toronto, ha chiuso a inizio 2019 per vari motivi ma ho intenzione di riaprirlo presto in più posti, sempre che le persone siano interessate a lavorare con me!

Hai avuto difficoltà a ottenere le licenze e le autorizzazioni necessarie?
Abbiamo sempre avuto problemi di autorizzazioni e licenze con i governi che provavano a soffocare il nostro business, anche nel 2008 quando sono stata coinvolta in un problema di permessi per il nostro headshop, e prima ancora nel 1994 quando Marc Emery avviò l’attività che sarebbe poi diventata l’impero di Cannabis Culture. Ancora oggi dobbiamo affrontare problemi che ci costano molto in termini di battaglie legali e altro, ma cerchiamo sempre di sbarazzarci di questa persecuzione. Vogliamo essere legalizzati e autorizzati. È colpa del governo se si rifiuta di accettarci. Ma speriamo che con questo nuovo regime troveremo un modo per passare dall’oppressione alla libertà.

Continuerai con la carriera politica?
Mi sono candidata cinque volte ed è molto impegnativo e difficile, sento di non essere più interessata. Ma sono ancora impegnata politicamente nel mio lavoro di attivista, nel confrontarmi con i politici attraverso petizioni, campagne di sostegno, incontri e altro.

Hai mai perso la fiducia in questa battaglia?
Sì, a volte è stato molto difficile mantenersi in piedi ma ricevo ogni giorno tantissimi messaggi da persone di ogni parte del mondo che mi incoraggiano a continuare a dire la verità, a rappresentare la nostra cultura e a liberare la nostra gente e le nostre piante. Questo lavoro è la mia vocazione, è ciò che amo e per cui vivo, quindi non mollerò finché ci saranno persone ingiustamente punite per il solo fatto di avere un rapporto pacifico con le piante.

Lascia un messaggio ai lettori…
Non rinunciate mai ai vostri sogni e ricordate che siamo tutti uniti nell’amore verso questa pianta, l’albero della vita. Abbiamo fatto così tanti progressi e continueremo a conquistare la libertà se usiamo l’amore, la positività, la compassione e l’educazione come strumenti per cambiare il mondo. Peace and pot!





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