Jadav Molai PayengSi chiama Jadav Payeng e da solo pianta alberi. E non uno o dieci, ma cosi tanti e da cosi tanto tempo, e cioè dal 1979, che adesso la sua foresta è più grande di Central Park a New York.

Siamo in India, a Johrat nello stato di Assam. Nel 1979 Jadav ha 16 anni e una inondazione distrugge la sua casa e il bestiame della sua famiglia. Quando l’acqua si ritirò Jadav scoprì un gran numero di serpenti morti perché le correnti li avevano spinti vicino al possente fiume Brahmaputra ed erano annegati. Non c’erano alberi su cui avrebbero potuto arrampicarsi per salvarsi.

Jadav decide di far qualcosa. Chiede aiuto agli anziani del suo paese. Gli dissero di piantare alberi di bambù vicino al fiume. Jadav cosi fece e ne piantò 20 sperando di salvare altri serpenti in caso di altre alluvioni.  Portò anche formiche rosse in zona per cambiare la natura del suolo e renderla più fertile e fece di tutto affinché i suoi venti alberelli crescessero.

Dopo qualche mese, il distretto della sua città creò un programma di riforestazione e Jadav iniziò a lavorare per loro. Il progetto durò per 5 anni. Alla fine del quinquennio Jadav tornò ad un lavoro più tradizionale: allevamento di mucche e vendita di latte.

Si sposò, ebbe tre figli. Ma gli alberi gli rimasero nel cuore. Cosi continuò da solo a occuparsi degli alberi piantati durante il progetto, ora terminato, di riforestazione. Decise pure di piantare nuovi alberi, da solo, e solo perché gli sembrava giusto così. Jadav non voleva solo piantare alberi, voleva vedere la foresta diventare viva. E c’è riuscito.

Dopo 38 anni di incessante e certosino lavoro quegli alberi sono ora un piccolo paradiso tropicale di 550 ettari dove vivono elefanti, rinoceronti, tigri e cervi, scimmie, uccelli. Le autorità dell’India hanno scoperto questa foresta che non risultava dai loro carteggi quasi per caso, solo nel 2008, grazie ad un gruppo di elefanti che decise di soggiornarvici dentro.

Il servizio forestale dell’India cercava un gruppo di cento elefanti per evitare che danneggiassero le città vicino. Seguendoli, scoprirono la foresta di Jadav. Restarono esterrefatti alla biodiversità che custodiva e alla sua bellezza. Le diedero un nome, e ora la foresta si chiama Molai. È il secondo nome di Jadav.

Jadav ora ha 53 anni ed ha ottenuto decine di premi in India. È ora conosciuto come il “Forest Man of India”: nel 2015 gli è stato dato il premio Padma Shri una delle onorificenze più importanti a livello nazionale. Sono anche stati scritti dei libri per bimbi sulla sua storia e sono stati fatti dei film sulla sua vita, di cui uno presentato a Cannes.

Il prossimo obiettivo di Mr. Jadav? Espandere la sua foresta ad altre città vicine distrutte dall’agricoltura intensiva e dalla trascuratezza dell’uomo. Dice che pianterà alberi per tutta la vita.

Come sempre, queste storie di individui che fanno da soli imprese più grandi di loro stessi sono sempre belle e rincuorano gli animi. Tutti possono far qualcosa per l’ambiente, per il prossimo, per le generazioni future. Basta solo volerlo ed avere la perseveranza di fare piccoli passi ogni giorno.

Articolo tratto dal blog ufficiale di Maria Rita D’Orsogna





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