Quando lo raggiungiamo al telefono, Jacopo Fo sta definendo gli ultimi dettagli di un festival che ha ideato anni fa per dare spazio alle ecotecnologie. Ci risponde da Alcatraz, un casolare tra le colline umbre dove tiene corsi di Yoga Demenziale e Arte Zen, solo per dirne due, e dove ospita scolaresche a cui insegna a coniugare la conoscenza della natura e del corpo con il senso del comico. Negli anni la sua curiosità per il mondo e per l’essere umano l’ha portato a interessarsi dei temi più svariati che ha poi filtrato e restituito agli altri con uno sguardo da outsider. Ha portato avanti battaglie civili, soprattutto nel settore dell’ecologia, del risparmio energetico e della solidarietà sociale, ha fondato magazine, ha scritto spettacoli teatrali e libri – l’ultimo per Guanda sulla domanda che gli è stata rivolta più spesso in assoluto: “Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo?”. Il tutto battendo sempre strade alternative: «Mio padre mi disse che se, mentre scrivi, ti inchiodi e la storia non va più avanti, molto probabilmente hai preso una deviazione sbagliata. Allora devi tornare indietro fino all’ultimo passaggio che ti convince, ti appassiona e da lì riprendere il racconto cercando un diverso sviluppo», un consiglio che Jacopo, oggi 65enne, sembra aver applicato in ogni ambito della sua vita.

Qual è stata la prima scelta controcorrente che hai fatto?
Avevo cinque o sei anni. I fotografi volevano che mi mettessi in posa insieme ai miei genitori, ma mi rifiutai, non ero mica un attore io.

E l’ultima, invece?
Mentre tutti attaccavano Benetton in relazione alle responsabilità sul Ponte Morandi di Genova, io ho posto l’attenzione sui manager. In molti casi questi professionisti hanno interesse a far aumentare il fatturato dell’azienda per guadagnare più soldi per loro e non badano a molto altro. Spesso sono loro a tradire gli azionisti. Ho quindi sostenuto che Benetton abbia sbagliato a scegliere i suoi manager, ma che sia inverosimile che per risparmiare quelli che in fondo erano pochi soldi fosse disposto a rischiare uno scandalo del genere e ad avere dei morti sulla coscienza. C’è troppa aggressività e superficialità in giro. Il sospetto che tutti siano colpevoli sovrasta ogni logica di ragionamento. Guarda Bill Gates, per esempio.

Con Dario Fo e Franca Rame

Bill Gates? In che senso?
Sì, quell’uomo è stato un filibustiere per una vita, d’accordo. Ma perché criticare il suo gesto di donare in beneficenza 35 miliardi di dollari? 35 miliardi! I detrattori hanno ipotizzato secondi o terzi fini, ma se avessero ragione loro, anche se Gates è sul podio delle persone più ricche del mondo, avrebbe potuto “investire” molto meno, non l’equivalente del valore in borsa della Fiat!

Tu dove ti informi? Hai delle fonti per te affidabili?
L’approssimazione e il dilettantismo trovo siano i grandi problemi dell’informazione. Ti faccio un esempio: a metà aprile l’Istituto superiore di sanità ha dichiarato di non essere in grado di dare una stima certa delle persone morte nei ricoveri per anziani a causa del Covid-19. Nel farlo ha spiegato le modalità che ha utilizzato per raccogliere i dati delle Rsa, che hanno risposto solo in piccola parte. Da qui il numero dichiarato di 4mila decessi. Bene, come hanno titolato i giornali? “4mila morti nelle Rsa”. Fuorviante, no? Il consiglio per chi legge – quello che metto in pratica anche io – è di non fermarsi ai titoli, di impegnarsi a comprendere l’articolo e se possibile andare alla fonte. Poi, ciò che rende tutto più grigio è l’arretratezza digitale, legata alle infrastrutture, che in Italia è un tema importante.

Che rapporto hai con la tecnologia?
Ottimo, direi. Grazie alla tecnologia oggi ho un’infinità di possibilità in più rispetto a quando ero giovane. Posto che uno strumento non è mai buono o cattivo in sé, ma dipende dall’uso che se ne fa, che ci siano persone che utilizzino la rete per insultare la gente è folle, ma che per questo si demonizzi il digitale lo trovo assurdo.

Contro l’individualismo, hai sempre sostenuto l’importanza di fare rete. Secondo la tua esperienza è una strada percorribile?
Per quanto mi riguarda, è l’unica. Diversamente tutte le realtà di cui faccio parte non starebbero in piedi. All’interno del Gruppo Atlantide ci sono professionisti delle più svariate discipline, insieme condividiamo conoscenze e così facendo, potendo attingere liberamente al sapere dell’altro, sviluppiamo idee. Di fatto sperimentiamo la biodiversità.

Canapa: la conosci? Come la vedi?
La conosco molto bene e ne ho scritto in passato insieme a Nina Karen. Il libro si chiama “L’erba del Diavolo”. Sono per la totale liberalizzazione. Penso che come tutte le altre droghe sia meglio non assumerla, ma metterla, come si usa fare qui in Italia, al pari di altre sostanze o blaterare di teoria del passaggio è francamente ridicolo. Sul fronte terapeutico, il sistema attualmente è fatto per non funzionare: mia madre fece tutto l’iter per ottenere la terapia e morì prima che arrivasse.

In mezzo a tanto che non funziona, tu resti un inguaribile ottimista.
Nel 1997 ho lanciato “Cacao” il quotidiano delle buone notizie. Da lì tantissimi giornali e siti hanno ripreso questa abitudine, oggi le puoi trovare anche su La Repubblica e Il Corriere della sera. La vedo come una battaglia culturale vinta che comprende anche la comicoterapia e il potere della risata.
Io non sono per il pensiero positivo che spesso viene utilizzato come una truffa; se vuoi, puoi, ti viene detto, ma sappiamo tutti che questa è una bugia. Volere non basta. Detto ciò, ecco invece una cosa in cui credo tantissimo: il pensiero negativo funziona molto bene. Se la tua testa si riempie di “non riesco”, “è impossibile”, stai sicuro che non andrai da nessuna parte. E quest’ultima è una grande malattia sociale. I media e i testi di storia spesso e volentieri tagliano via tutte le storie positive ma ogni volta che la gente si è organizzata senza avere paura dei potenti, ha fatto cose grandiose per l’umanità. Insieme possiamo fare grandi cose. Serve avere, però, uno spirito di gioco e di sfida per la vita. Se avessi un desiderio da far esaudire, chiederei uno spray per far diventare le persone più entusiaste e appassionate. L’essere umano è meraviglioso. Io continuo a crederci.

La libera Repubblica di Alcatraz in Umbria





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