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Jack the Smoker affila il machete per il 2013

Jack the Smoker affila il machete per il 2013È iniziato un anno importante per Jack the Smoker, rapper e producer milanese, che si è affacciato al 2013 appena 30enne e new entry della Machete Empire. Non solo: quest’anno segna il decennale dall’uscita di L’Alba, il gran disco che lo univa a Mace ne La Crème. Insomma, sembra che per il talentuosissimo mc possa essere davvero l’anno della svolta, dopo tanta gavetta e progetti, ufficiali e non, sempre in attesa del definitivo salto di qualità. Abbiamo chiacchierato con lui di tutte queste sfumature: ecco l’intervista al nuovo machetero Jack the Smoker!

La notizia del momento è il tuo ingresso ufficiale nel team Machete, oramai sempre più numeroso e potente. Com’è nata la collaborazione e successivamente l’idea di entrare a farvi parte?

Tutto è nato quando mesi fa ho conosciuto En?gma che stava lavorando a qualcosa di suo e mi aveva contattato per un beat, occasione per conoscersi e spiegarsi i relativi piani per il futuro; poco tempo dopo ho incontrato con tutti gli altri membri del team, e visto che io cercavo una realtà indipendente capace di farsi sentire nel panorama musicale, e loro probabilmente cercavano un artista con un certo tipo di approccio e compatibile con il loro percorso, la cosa è venuta fuori naturale. Questa volta ho avuto la possibilità di fare una scelta su più offerte, e Machete mi ha convinto proprio per la capacità del team di avere visibilità self made, che è un po’ quello che ho sempre cercato di raggiungere io con i miei mezzi

Particolare che tu abbia festeggiato il 30esimo compleanno il giorno prima dell’uscita del tape (senza dover per forza citare i Maya). Un tempo utile per una serie di bilanci, giusto? Come pensi di essere arrivato, musicalmente, alla soglia degli –enta?

Sicuramente a livello stilistico credo di avere trovato da qualche anno a questa parte una certa quadratura. Bene o male so quasi sempre cosa fare quando mi approccio ad un beat e credo che il mio stile sia abbastanza unico; appunto i 30 anni sicuramente me li porto addosso da molti punti di vista, anche di consapevolezza personale ed artistica. A livello di risultati concreti, credo di poter mirare a fare di più, e questo può avvenire quando hai una struttura efficiente di persone con ruoli diversi, in cui ognuno fa la sua parte ed in cui l’aspetto promozionale è considerato di primaria importanza

Nel 2003 esce L’Alba, disco che ti ha unito a Mace in La Creme. A modo di vedere di molti, uno degli album più importanti dell’epoca di magre di quegli anni. Ti sei mai chiesto se L’Alba, invece di allora, fosse uscito negli ultimi tempi dove il rap italiano ha una cassa di risonanza molto più ampia?

Sicuramente quell’album per come è scritto e prodotto è un album legato strettamente a quegli anni ed alla mia età quando l’ho scritto (20 anni). Diciamo che il primo disco è sempre un momento in cui hai una visibilità maggiore proprio perché (in teoria) stai portando qualcosa di innovativo con una voce e dei beats nuovi, ma quelli non erano sicuramente gli anni giusti per ottenere un certo tipo di feedback visto che di pubblico non  ce n’era proprio in termini numerici; in ogni caso ai tempi non ci pensavo nemmeno e producevo fondamentalmente per fame artistica

Grandissimo Ep è il tuo ultimo lavoro, ma un disco ufficiale manca dal 2009. Da sempre hai avuto la apprezzabilissima capacità di alternare album a progetti più “veloci” come, appunto, ep o mixtape. Sei, da questo punto di vista, assieme a pochi altri il più americano dei rapper italiani: come ti spieghi questo mancato interesse verso il supporto non ufficiale nell’hip hop italiano?

In realtà dipende, ci sono mixtape in Italia che hanno ricevuto grande attenzione ed altri che sono addirittura dei classici ormai..dipende tutto dall’attenzione che riesci a creare attorno al tuo prodotto in quel momento; io credo che il mio mixtape sia un lavoro di una certa compattezza, ma sicuramente in Italia una serie di tematichJack the Smoker affila il machete per il 2013e e un certo tipo di approccio semplicemente non interessano al grande pubblico. Ovviamente lavori come Game Over o Grandissimo sono lavori che non vogliono colpire particolarmente per temi in quanto mixtape, quindi nascono e muoiono in un bacino strettamente hip hop.

Al contempo, dunque, sei capace di ornare il tuo rap di tantissime sfumature: di te si ricorda il lato più intimista, un grande storytelling e anche la componente meno impegnata dei progetti semi ufficiali di cui abbiamo parlato. Insomma, tutto ciò che fa di te un rapper completo. Credi sia il giusto compromesso?

Semplicemente sono uno che ama anche il lato più strettamente stilistico del rap e quindi spesso sento l’esigenza di lavori come mixtape o ep; quando produco un album voglio invece avere un leit motiv e dei temi comunque di  respiro più ampio, generalmente mi capita di avere 4-5 mesi dove sono in un viaggio particolare e di solito quello è il tempo in cui creo l’ossatura di un disco.

Provieni da un’epoca rap abbastanza differente da questa che viviamo oggi: sei uno dei rapper fuoriusciti dallo Show Off, e comunque hai sempre dato l’idea di aver fatto molta gavetta prima di diventare uno dei protagonisti della scena. L’impressione è che ora serva molto meno e che la gavetta sia appunto un concetto leggermente anacronistico. Come la vedi?

Tutto è legato ovviamente alla promozione ed all’interesse che c’è attorno al rap in vari settori musicali ed ora anche culturali della società italiana; sicuramente ora la gavetta dal punto di vista della visibilità non esiste quasi più, anche perché ho l’impressione che la gente percepisca più il “pacchetto completo”dell’artista piuttosto che la qualità delle canzoni, motivo per cui con i dovuti accorgimenti si può ottenere visibilità con mezzi extramusicali. Io direi che da un certo punto di vista la democratizzazione dei mezzi è una conquista enorme, perché prima per fare musica dovevi avere per forza soldi sufficienti per registrare, mixare, masterizzare, stampare e quant’altro. Poi dipende sempre dall’artista singolo, oggi uno che si approccia al rap ha un sacco di strumenti che ne velocizzano la crescita e quindi la potenziale esplosione, bisogna poi vedere la durata di certi fenomeni ed in questo sta l’eccellenza del singolo artista che va al di là del suo momento e riesce a crearsi fondamenta solide

A proposito di Show Off e di epoche remote: c’è un ricordo che più di ogni altro conservi di quei tempi e che vuoi condividere con i nostri lettori?

Sicuramente quello è stato un momento molto intenso dal punto di vista degli avvenimenti,  personalmente ricordo il giorno del live di presentazione de “L’alba”, a fine serata io e Mace ci siamo messi in bagno a contare una pila di soldi mai vista prima dopo aver venduto una quantità esagerata di dischi in una sera.. dopo tutti i sacrifici, debiti e quant’altro insomma lì abbiamo capito che la gente cominciava a seguirci sul serio

Sei uno dei protagonisti assoluti del Machete Mixtape II: ma è in cantiere anche un tuo progetto ufficiale solista? Ti occuperai anche delle produzioni?

Stavo già lavorando a qualcosa di mio prima del mio ingresso nel team, ora sto raccogliendo altri beats e continuando a produrre materiale per il disco nuovo, ovviamente so che questo disco per me sarà il disco decisivo quindi ci sto lavorando con una certa serietà; a livello di produzioni, dopo un momento di stop causa mancanza di tempo ora sto producendo parecchio, per ora ho registrato già un pezzo su un mio beat quindi sicuramente ci sarò anche alle macchine

Siamo alle battute conclusive: ti lasciamo spazio libero per saluti e quant’altro!

Grandisssssssimi!

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Nicola Pirozzi



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