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Dal ministero della Giustizia arriva la proposta di pene più severe per alcuni reati. Ma il problema è più complesso, secondo il neonato Osservatorio dei diritti catanese che chiede: «Perché evasori fiscali o inquinatori in galera non ci vanno proprio?». Un paradosso, come quello di Piscicelli: nessuna sanzione per le sue risate mentre l’Aquila tremava, beccato invece in divieto di sosta con il suo elicottero.

Il neo-ministro della Giustizia annuncia un inasprimento delle pene sui reati di corruzione e abuso in atti di ufficio. Cosa che probabilmente può avere un senso, anche se… In Italia il processo penale ovvero quella “cosa” che inizia con un fatto-reato, che passa da una denunzia, indagini della polizia giudiziaria, tre gradi di giudizio e si conclude con l’esecuzione della pena irrogata in caso di condanna è un sistema molto articolato e complesso.

In Italia la pena minima per chi passa uno spinello ad un amico è di sei anni, se si stupra una persona si rischia di meno perché la pena minima è di cinque anni. Molto ma molto meno grave il fatto che un funzionario pubblico abusi del proprio ufficio: in questo caso la pena minima è di sei mesi. Se lo stesso funzionario accetta una mazzetta per compiere un fatto contrario ai doveri di ufficio la pena minima è due anni.

In breve in Italia è più grave passare uno spinello che stuprare una persona.
Effettivamente quindi un inasprimento delle pene per alcuni reati forse è necessario, anche se forse è molto più necessaria un’attenuazione di pena, se non addirittura una abrogazione, per tanti reati.

Spesso si dice che in galera non ci finisce più nessuno. E’ ovvio che cosi non è: le carceri stanno esplodendo, quindi qualcuno ci finisce. Bisogna capire chi e per quali reati. E allora ecco che si dovrebbe discutere di efficacia della pena. Efficacia ai fini retributivi (punitivi) e rieducativi.

G.D’A. – Osservatorio dei Diritti Catania
fonte: ctzen.it

 





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