Ormai siamo al capolavoro assoluto: in Italia puntiamo sul tabacco, sostanza che causa più di 90mila morti l’anno, mentre viene demonizzata la cannabis, anche nella forma light, che non ha mai ucciso una persona in migliaia di anni di utilizzo.

Le due istantanee che ci restituiscono un paese fermo al Medioevo sono il recente accordo firmato tra ministero dell’Agricoltura, Colrdiretti e Philip Morris, e dall’alltro la conferenza della Lega sul progetto “Droga zero”, dove in un clima surreale sono stati ribaditi tutti i cliché antiscientifici e i pregiudizi su questa pianta.

Il risultato è che la multinazionale investirà nella coltivazione di tabacco 500 milioni di euro nel nostro paese, con la soddisfazione istituzionale di turno “alla luce della situazione economica che l’Italia e l’Europa stanno vivendo per l’emergenza pandemica e la minaccia di recessione economica” senza che le istituzioni diano risposte al settore della cannabis light, con centinaia di aziende agricole e commerciali coinvolte e un fatturato stimato il oltre 150 milioni di euro nel 2019. Ipocrisia è dire poco.

Nel frattempo il decreto ristori è stato approvato senza l’emendamento previsto per la cannabis light. Ci saranno altre possibilità, anche se, sinceramente, in questa politica abbiamo perso le speranze. Doveva essere il governo della legalizzazione, per ora non è stato nemmeno normato l’uso umano della light e quando si fanno ipotesi, c’è già chi parla di monopolio.

A livello normativo negli ultimi giorni abbiamo assistito al ritiro del decreto sul CBD da parte del ministero della Salute e poi alla sentenza della Corte di Giustizia europea che ha chiarito che il CBD non è uno stupefacente. Nei prossimi giorni arriverà anche la ratifica delle raccomandazioni dell’OMS in tema di cannabis e CBD. In attesa che le nostre istituzioni battano un colpo.





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