La notizia viene data dal sito web del Il Sole 24 Ore nella giornata di ieri, venerdì 18 settembre 2020, con un articolo dal titolo inequivocabile: Cannabis, scatta il reato di istigazione alla coltivazione se con i semi si vendono le istruzioni per il fai da te

Peccato (o meglio, per fortuna) che le cose non stiamo esattamente così.

Secondo il quotidiano di Confindustria (non nuovo ad articoli imprecisi se non del tutto campati in aria sull’argomento), per la prima volta in base alla la sentenza 26157 della Cassazione, sarebbe scattato nei confronti di due negozi di settore il reato di “istigazione pubblica alla coltivazione di marijuana” in quanto la vendita di semi era stata corredata con le istruzioni per la coltivazione “fai da te”.

In realtà non è cambiato assolutamente nulla e ce lo conferma l’Avvocato Carlo Alberto Zaina, tra i massimi esperti in materia: “La Corte dice che i sequestri ed i provvedimenti di convalida sono allo stato adeguati e sufficientemente motivati. Non dice affatto che sussista un reato al di là di ogni ragionevole dubbio. Ipotizza che il reato di istigazione sia contestabile agli indagati ma non fornisce crismi di assolutezza e colpevolezza. Dunque la Cassazione non conferma affatto sentenze di condanna bensì sequestri che rispondono a presupposti interinali (come detto) differenti e sommari. Tutto quindi è rimandato al giudizio di merito in quanto la Corte sostiene di non potere valutare il difetto di motivazione.”

Rimane dunque la solita incertezza e confusione su un tema che abbiamo già trattato svariate volte in passato con diversi approfondimenti (consigliamo nello specifico questo: Coltivazione e vendita di semi di cannabis: cosa dice veramente la legge). Così come non rappresenta una novità il giornalismo impreciso e sensazionalista dei media nazionali.

Ricordiamo che ad oggi, non c’è mai stata nessuna condanna in via definitiva a istigazione al reato di coltivazione di cannabis, per dei commercianti di semi.





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