Marijuana Goes Mainstream

Si parla spesso degli effetti miracolosi della cannabis, soprattutto come rimedio naturale e dagli effetti collaterali limitati per il controllo di gravi disagi e dolori provocati dai tumori, dal glaucoma o dalla sclerosi multipla. Negli ultimi anni in particolare si son evidenziati gli effetti antitumorali dei 421 principi attivi trovati nella canapa che, nonostante sia di fatto illegale, viene spesso preferita ai medicinali convenzionali per il controllo della nausea e dei vomiti provocati dai cicli di chemioterapia, in quanto trattandosi di un ottimo antiemetico e stimolante dell’appetito, e per questo utilizzato anche nel trattamento di bulimia e anoressia.

L’effetto antiemetico è dovuto alla stimolazione del recettore della cannabis CB1 situato nelle aree del cervello deputate al controllo del vomito. L’ultimo studio a proposito fu svolto nel 2010 dall’Università di Monaco di Baviera sulla cinetosi, ovvero sulla riduzione del mal d’auto, d’aereo e mare.

Detto ciò sembrerebbe che in caso di nausea inalare cannabis possa rivelarsi come la panacea contro i nostri mali, ma non fatevi ingannare. Se vi capitasse di finire in ospedale in preda di attacchi spasmodici di nausea o forti dolori addominali, che siano dovuti ad un’infezione alimentare o ad una nottata spropositatamente alcolica, i medici potrebbero chiedervi se siete dei consumatori di cannabis abituali. Perché? Proprio perché mentre un consumo regolato ha un effetto antiemetico, un consumo cronico ha, al contrario, l’effetto totalmente opposto.

L’abuso di cannabinoidi naturali o “sintetici” può infatti provocare iperemesi, è ciò è stato recentemente testimoniato da due casi report presentati al 77° meeting scientifico annuale dell’American College of Gastroenterology (ACG) a Las Vegas.

La particolarità dei due casi di studio presentati raffigura due soggetti consumatori cronici di cannabis da anni di diverse età, colpiti da nausea e vomiti ciclici, dolori addominali alleviabili temporaneamente da bagni caldi e definitivamente solo da almeno due giorni di astinenza. Proprio per la sua fama di antiemetico spesso i consumatori non si rendono conto che il malessere sia dovuto all’assunzione di marijuana e molti di loro aumentano quindi il consumo con la speranza di alleviare i sintomi, ma di fatto peggiorando le cose.

L’iperemesi da cannabinoidi è una patologia grave e poco conosciuta e spesso non è facile diagnosticarla. Innanzitutto perché, trattandosi di un atteggiamento e un consumo punibile dalla legge, non tutti i consumatori si trovano a loro agio a parlarne o tengono a sminuire il loro consumo in sede medica. E poi perché anche accertando un consumo cronico non c’è molta informazione in merito e spesso si tende quindi a ricollegare la nausea ad altre patologie, ad abitudini alimentari e stili di vita poco consoni o ad una semplice e naturale incapacità di gestire l’ansia e lo stress.

Inoltre, Il riconoscimento di tale sindrome risulta difficoltoso anche perché i test tossicologici di routine sulle urine non includono i cannabinoidi sintetici come per esempio quelli presenti nella “K2” o nella “Spice” (v. JWH018; HU-210), dei preparati di erbe intinte di derivati sintetizzati della marijuana. Il loro abuso è capace di provocare iperemesi, psicosi, ansie e paranoie che al contrario della marijuana convenzionale creano forte dipendenza e pregiudicano rapidamente la saluta psicofisica, generando una vera e propria epidemia di overdose e intossicazioni acute da K2 in Texas e venendo messo fuori legge in Europa.

«La maggior parte dei fornitori di cure mediche sono ignari del collegamento fra uso della marijuana e questi episodi della nausea ciclica ed il vomito e non chiedendo notizie su l’uso naturale o sintetico di cannabinoidi quando un paziente viene al pronto soccorso o al loro ambulatorio con questi sintomi», queste le parole di Ana Maria Crissien-Martinez, M.D. dell’Ospedale e della Clinica Green Scripps a San Diego e autrice del rapporto: “Marijuana: antiemetico o proemetico?”

Gian Luca Atzori
È laureato in Lingue e culture orientali a La Sapienza. Attualmente vive a Pechino dove ha studiato tra la UIBE e la BFSU, e lavora per una compagnia internazionale. Collabora con il Fatto Quotidiano, China Files e Dolce Vita.

 

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