Nato informalmente nei primi anni duemila grazie alle attività dei suoi giovani membri, INWARD è oggi il primo osservatorio nazionale sulla creatività urbana (street art, urban design, graffiti e muralismo), acronimo di International Network on Writing Art Research and Development, sta anche per (inward) “rivolto dentro di sè” e per (in ward) “nel quartiere”.

Attraverso l’attività di ricerca e sviluppo l’osservatorio mette in atto collaborazioni e progetti in tutta Italia con l’obiettivo di rigenerare socialmente e riqualificare artisticamente zone periferiche o disagiate e quartieri difficili dove si concentra il controllo e l’attività della criminalità organizzata. La selezione degli artisti reclutati per la valorizzazione urbana riveste un ruolo fondamentale e la scelta è quasi sempre legata al rapporto dell’artista col territorio.

Una delle iniziative più significative è quella del “Parco dei Murales” di Ponticelli a Napoli, inaugurata nel 2015 dall’intervento “Ael. Tutt’egual song’ e criature” di Jorit AGOch, e portata avanti fino ad oggi dai lavori di La Fille Bertha, ZED1 e Mattia Campo Dall’Orto: qui i giovani locali sono stati coinvolti nello sviluppo dei soggetti dei murales.

Altro progetto promosso da INWARD e realizzato ancora una volta da Jorith AGOch, street artist che a pieno rispecchia l’importanza dell’iconografia realistica del popolo napoletano, è l’opera intitolata “Gennaro” che ritrae il santo protettore di Napoli a due passi dal Duomo e all’ingresso del quartiere Forcella, tristemente noto per le faide di camorra.

Grazie al dialogo instaurato tra osservatorio ed enti governativi, associazioni e organizzazioni no profit, è stato possibile realizzare altri due importanti murales nel sud Italia ad opera di Rosk&Loste: il primo a Palermo commissionato dall’Associazione nazionale magistrati e che ritrae “Falcone e Borsellino” come mezzo di memoria, informazione e discussione, l’altra “La madre di Arghillà” (vedi foto 4) nel quartiere dormitorio di Reggio Calabria dove non ci si può allontanare dalla propria abitazione perché si rischia che questa venga venduta per poche migliaia di euro.

«Crediamo nella forza comunicativa e anche educativa della street art: non si tratta soltanto di opere impattanti ma di artwork che possono imprimere, in chiunque le osservi, l’importanza dei valori di una intera comunità e rappresentarne sogni e necessità», ha sottolineato il direttore di ricerca INWARD Luca Boriello.

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