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È ormai qualche anno che mi appassiono e mi occupo di questa pianta. Solo oggi mi rendo conto che la mia conoscenza in materia mancava forse dell’elemento chiave, almeno per quanto riguarda la cultura della nostra canapa italica: conoscere i Gemelli Bernrdini… Si rimane davvero incantati dalla musicalità delle loro parole che, piene di entusiasmo e calore, esprimono una saggezza d’altri tempi. Chiamarli vecchi, od anziani, sembra quasi un paradosso se si ascoltano i loro discorsi, guardandoli negli occhi e nei loro gesti si percepisce una tale frizzante vitalità, quasi come se il tempo per loro si fosse fermato. Un esempio di passione, se si pensa che sono sempre in giro per l’italia trasportando attrezzi per la canapa, smontando banchetti per la fiera e rimontandoli a quella dopo. Tutto naturalmente gratis. Vorrei ringraziarli, non tanto per la conversazione che mi hanno concesso, ma soprattutto per aver trasmesso non solo a me, ancora più passione per continuare la ricerca e la riscoperta di questa antica panacea, la Canapa.

Filippo. Domenico, cosa ci mostri?
Domenico. Questo è un saio di confraternita, che veniva indossato dai fratelli religiosi e così come lo possiamo vedere è stimabile sia stato fatto intorno al 1500-1600, quindi possiede circa 500 anni…

F. Come ha fatto a rimanere in queste ottime condizioni così bianco e splendente?
D. Perché è fatto di canapa. Inoltre questo è un indumento che veniva indossato 5/6 volte l’anno e quindi lavato solo un paio; grazie al suo tessuto è rimasto così splendente.

F. Domenico come è nata questa passione per la canapa?
D. Mio fratello Settimio ed io siamo stati sempre amanti del recupero delle cose antiche e tradizionali, il Ferro, la serratura, il legno, l’attrezzo particolare ecc. ed avevamo a casa circa mille pezzi e cimeli della civiltà contadina. Abbiamo avuto la fortuna di conservare la mannula, la mancinula, i pettini, come hai visto prima, avevamo delle stoffe pregiate, più qualche altro attrezzo. Ci mancavano solo i telai, che erano introvabili, perché vennero bruciati tutti nel dopo guerra; ciononostante riuscimmo a trovarne dei pezzi da un vecchio rigattiere di amatrice, il quale ci disse “andate giù in fondo in quell’angolo e vedete cosa riuscite a trovare”. Settimio, che è anche un restauratore di mobili, si è messo al lavoro ed è riuscito a recuperarne addirittura due. Da lì inizialmente ci venne l’ idea di una semplice mostra paesana estiva, di certo non pensavamo affatto ad un museo; invece trovammo uno spazio in una casa antica del 600, ormai divenuto necessario per la grande quantità di cose che avevamo accumulato; restaurando via via, cominciò a venire la gente nel mese di agosto e l’entusiasmo che ci trasmetteva ha fatto nascere questo museo. Guardandoci in faccia con Settimio, ci siamo sentiti di fare questo passo e comprare i locali dove tutt’ora risiede il museo.

F. Raccontaci come sono andate le coltivazioni che avete fatto durante il periodo del museo.
Settimio. La prima volta fu nel ‘96, quando facemmo pochi metri quadri per utilizzarli al museo, sempre con certe autorizzazioni dei Carabinieri. Ancora nel museo è custodita una pianta di 5 metri e mezzo di quella coltivazione. Poi abbiamo fatto una sperimentazione un pò diversa, spinti anche da un avvocato di Pisoniano, siamo andati a chiedere un fazzoletto di terra ad un parente, e facemmo circa mille metri quadri. Mi ricordo che eravamo in vacanza sulle alpi, quando arrivò una telefonata a mio fratello: era la forestale che chiedeva chiarimenti sulla coltivazione in atto. Noi tranquilli li abbiamo mandati dai Carabinieri che sapevano già tutto, ma la verità era che erano curiosi di conoscere e vedere una coltivazione di canapa… L’ultima volta fu nel 2006 quando il dottor Grassi dell’istituto di Rovigo ci chiese di fare una nuova sperimentazione con la varietà Carmagnola; con mezzo chilo di semi e in 500 metri quadri producemmo 8 kg di semi che spedimmo all’istituto di Rovigo. Anche se poca ogni anno l’abbiamo sempre ri-piantata.

F. Come avete vissuto il pregiudizio e l’ignoranza della gente verso questa pianta, spesso accostata alla droga e quindi ingiustamente criminalizzata?
D: Spesso nelle visite al museo ci troviamo davanti a dei giovani che scherzano e sorridono quando parlano di questa pianta, accostandola alla cannabis. Questa ironia, prevale perché c’è stata un interruzione di circa un quarantennio della coltivazione di canapa; quindi da un lato non c’e’ stata educazione ma tanta disinformazione, dall’altro è emerso solo il lato negativo della pianta che è stata talmente criminalizzata dai giornali e dai governi, che il risultato è stato di incentivare i giovani ad usarla.

F. Questo è il risultato del proibizionismo ancora oggi
D. Esatto… Quindi quando vediamo i giovani con quella risatina sarcastica, già sappiamo quale è il loro pensiero,; ed è a loro che cerchiamo di spiegare le innumerevoli “altre” virtù di questa pianta, dicendogli che anche i nostri nonni la fumavano… questo ci è stato sempre raccontato dai nostri anziani anche nel libro che abbiamo pubblicato in dialetto ed Italiano… Devo dire che quando andavano via del museo i giovani erano soddisfattissimi di quello che avevano imparato e come ripeto il loro entusiasmo ci dà la felicità per continuare. Manca semplicemente di riscoprire la cultura della canapa. Ripeto Filippo, anche se molte persone del nostro paese pensano il contrario, questo museo è stata una rimessa in termini economici, ma quello che ci ha incoraggiato è stato vedere l’entusiasmo della gente nell’appassionarsi come noi a questa antica tradizione.

S. Noi non l’abbiamo mai provata, ma onestamente fumare la canapa, soltanto canapa, non è così dannoso. Il male sono queste resine che ci estraggono, chi lo sa cosa ci mettono? nessuno lo sa. Se io metto il bisolfito nel vino, la mattina mi sveglio col mal di testa… Quindi il risultato è che si criminalizza la canapa, ma in realtà per scopi politici e industriali: il pregiudizio è creato comunque dalla disinformazione.

F. Avete avuto qualche ostacolo più o meno velato dai politici e dalle amministrazioni comunali?
D. I Responsabili culturali delle amministrazioni sono stati impagabili, ci hanno sempre aiutato e li ringraziamo per questo. Addirittura quando è arrivato l’assessore Vincenzo Vita, fu lui a spronare la provincia per il recupero e l’acquisto del Museo.

F. Scusate ma, spiegatemi una cosa: voi avete venduto il Museo alla provincia, la quale lo ha acquistato per poi lasciarlo chiuso e incustodito, senza né restaurarlo né farlo visitare ???
D. Loro presumevano che avremmo continuato a gestirlo noi. Per un certo periodo di tempo continuammo, fino a che i rapporti erano cordiali e reciproci; tuttavia qualcosa ad un certo punto non ha funzionato più ed allora ci siamo staccati.

S. Loro non ci interpellano nemmeno nei progetti, o nelle organizzazioni. Poi quando gli interessa ci chiamano per portare le persone in visita. Insomma i rapporti si sono un po’ raffreddati, e solo quando veramente ci interessa facciamo visite guidate.

F. In questi ultimi anni bisogna ammettere che, anche se frenata, c’e’ stata una riscoperta della canapa, ne parlano i giornali, nascono associazioni, il fenomeno di questi negozi detti canapai. Anche se non bisogna mischiare l’aspetto ludico della cannabis ai molteplici altri della canapa; non sarà che l’aspetto ludico gioco forza trascina e dà visibilità alla canapa da fibra e i suoi altri utilizzi?
D. Come dicevo, io non ne condivido l’uso né la criminalizzo; sta nella coscienza propria e nell’informazione, il corretto uso di ogni sostanza. Ripeto se fumano normale canapa non è così dannosa. Il vino fa più male, se uno si beve un fiasco al giorno alla fine gli viene la cirrosi. Sai, noi coltiviamo questo hobby perché ci appassiona tutto ciò che facevano gli anziani e le cose antiche dei nostri avi. Ma lo senti che freddo sotto a questo banchetto, cosa credi che ci spinga, i cento euro per la vendita del canapino? il pranzo e l’alloggio gentilmente offerto da canapalive?

F. Assolutamente no, credo proprio che siate un esempio di cosa vuol dire la parola passione…





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