Nikla BlackUn grosso saluto, ai lettori di Dolce Vita! Con orgoglio vi presento la seconda puntata dello spazio dedicato a tutti gli amanti di uno stile di vita alternativo. Questa volta vi presento un’altra importante Fetish Domina italiana ed europea, Nikla Black. Lei è originaria della Repubblica Ceca, è cresciuta in un teatro, tra spettacoli e recite, dove ha scoperto il piacere della trasformazione, delle espressioni del corpo e della voce. In effetti i suoi show raramente sono semplici dimostrazioni di pratiche sadomaso. Sono burleschi, teatrali, hanno una dramma e partono sempre da un’idea o storia di base.
Questo le ha permesso di affermarsi nella scena Fetish/ Bdsm in tutta europea, ma soprattutto di essere una delle coraggiose pioniere in Italia. Nikla è una performer indipendente, ma spesso collabora con grandissimi partner come Rubberstar.

Quando è stato il momento che hai capito di voler praticare questa tua passione come lavoro? E che obbiettivi ti sei posta?
Ho cominciato come modella “convenzionale”, poi ho avuto occasione di conoscere dei fotografi interessati ad ampliare e sperimentare con me delle immagini Fetish e Bdsm, pratiche che già facevano parte della mia vita privata da molto tempo. Inoltre avevo alle spalle anni di lavoro come cubista dove mi esprimevo sempre in modo all’epoca, abbastanza alternativo. Diciamo che un momento ben preciso non ce mai stato. E’ successo tutto gradatamente passo dopo passo, un po’ per fortuna, un po’ per via delle occasioni colte. Sono una persona che se intraprende una strada lo fa solo se sa che può raggiungere uno scalino sempre più in alto. Se non ho obbiettivi e sfide, non mi applico.

Hai incontrato problemi? Quali sono stati i momenti difficili?
I problemi ci sono sempre stati e probabilmente sempre ci saranno. Soprattutto per via della società italiana. C’è molto falso perbenismo e si dà troppa importanza alla superficialità. Con la mia famiglia non ho mai avuto problemi. Poiché molto anticonformista e di origini miste, vede ciò che faccio come arte moderna e contemporanea. Neanche con gli amici ho avuto difficoltà. Scelgo con cura chi frequentare, con chi aprirmi e chi è un amico non da importanza all’apparenza, ma alla sostanza di una persona. I problemi forse più forti sono stati con i miei ex compagni, uno perché era molto possessivo e quindi provava forte gelosia nei miei confronti. L’altro perché aveva una famiglia perbenista, che dava importanza all’apparenza, quindi non potevano accettare una compagna come me.

Senti di aver raggiunto l’obbiettivo prefissato?
Non raggiungo mai l’obbiettivo, poiché appena ottenuto, ne ho già in mente un altro. Comunque 2 anni fa a Londra ho fatto il primo spettacolo con i miei partner fuori dall’Italia e si trattava della festa più famosa al mondo “Skin Two RubberBall”: cominciare ad esibirmi all’estero da un party “top” come quello è stata una grande soddisfazione.

Come vedi la scena Fetish/Bdsm in Italia? Che differenze noti con l’estero?
La scena Fetish&Bdsm in Italia è ancora a circolo chiuso. Il Bdsm è molto più diffuso, ma spesso l’ignoranza fa mescolare queste due parole che sono realtà ben distinte. All’estero essendoci meno ipocrisia, maggiore liberta e più comunicazione, questo mondo è molto più diffuso. Quindi a livello qualità, offerta e possibilità è ovviamente migliore, soprattutto nei paesi anglosassoni. Possiamo dire che l’Italia ora sta attraversando ciò che si è visto a Londra, New York o Berlino circa 20 anni fa.

La società in generale (così come molti psicologi e psichiatri) considera il feticismo e il sadomasochismo come malattia…
La società forse, per quanto riguarda i medici non sono daccordo. Ovviamente alcuni di loro non sono influenzati dalla ricerca e dallo studio, ma dall’ideologia morale cattolica. Nei libri di psicologia, questi comportamenti, non sono definiti una patologia, se non quando l’individuo:
a) ha causato danni a terzi, ha avuto problemi con la legge per mettere in atto le proprie fantasie.
b) la conseguenza della messe in atto delle fantasie ha causato danni a livello sociale o lavorativo. Nell’ambito delle diagnosi del DSM, il Manuale di Diagnostica e Statistica: il sadomasochismo è considerato “una sana forma di espressione sessuale fino a quando non danneggia la normale vita quotidiana del soggetto”. Non credo che il sadomaso rientri in canoni patologici, a meno che non divenga un’abitudine maniacale della quale non si può fare a meno, e questa è la condizione simbolo per ogni status patologico. Ricordiamo che Bdsm non è violenza, ma un gioco consensuale di tutte le parti partecipanti.

Fetish o BDSM? Che differenze ci sono tra di loro e quale delle due preferisci?
Fetish e Bdsm sono due cose ben diverse. Fetish deriva da ‘feticcio/feticismo’ (dal latino ‘factitius’ artificiale). In antropologia il feticcio è un oggetto al quale vengono attribuiti poteri diversi e maggiori di quelli che possiede naturalmente. Quando il termine è esteso alla sessualità, indica un oggetto non naturalmente connesso all’atto riproduttivo, ma che provoca comunque eccitazione sessuale in alcune persone. Il Bdsm (Bondage, Disciplina, Sadomasochismo e Masochismo) sono quattro pratiche unite per definire un mondo di sesso estremo ed alternativo. Non sempre si praticano contemporaneamente e nemmeno sono praticate per forza tutte dallo stesso individuo. Io mi sento più fortemente feticista, sono cultrice del tacco a spillo e di un certo tipo di abbigliamento particolare, nylon e latex sopratutto. Nonostante ciò sono una personalità dominante e quindi mi piacciono anche giochi Bdsm. Dentro di me, questi due aspetti vanno di pari passo.

C’è una pratica che preferisci?
Essendo feticista adoro i giochi con il lattice e quindi la mia specializzazione và in questo senso. Pratica che adoro di più è la mummificazione ed ancora meglio se fatta con la Vacum bed, cioè avvolgere una persona dentro una sacca di latex sottovuoto. Nel sadomaso prediligo le fruste, sono una vera collezionista e ne ho di tutti tipi, la più affascinante è la Bullwhip, oltre alla classica Gatto a nove code.

Web: www.niklablack.com
a cura di Rubbershin – rubbershin@hotmail.it





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