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Bunna, cantante degli Africa Unite, gruppo che da più di 10 anni ravviva la scena del reggae italiano e mondiale. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo ed intervistarlo: personaggio dal forte calore umano. Ci si sente davvero a proprio agio a parlare con lui, sarà per la grande carica positiva e la sottile spiritualità celata tra le sue parole. Di fatto sa trasmetterti un messaggio di consapevolezza e positività, proprio come si percepisce dalle sue esibizioni sul palco. Senza filtri, come ci piace fare, riportiamo la conversazione avuta con lui.

Come prima domanda volevamo chiederti questo: è passato un po’ di tempo tra il penultimo album e questo, nel frattempo cosa hanno fatto gli Africa Unite? Cosa ha fatto Bunna?
In questo periodo ci siamo dedicati ai progetti paralleli. Io ho fatto due tour con i Bluebeaters, Marasca si è dedicato alle sue produzioni. Come sempre succede quanto c’è un buco nell’attività degli Africa, ci stiamo dedicando alle cose che stanno al lato. I progetti paralleli fanno bene e servono agli Africa per tornare insieme con più entusiasmo e nuove energie.

Poco tempo fa abbiamo intervistato i Sud Sound System, oggi gli Africa Unite: i primi vengono dal Salento, voi nascete a Pinerolo: sembra proprio che il sangue della musica reggae italiana scorra più che altro dalla provincia anziché dalle grandi città.
Si è vero, sono convinto di questo e credo che sia perché la provincia ti dà il tempo di pensare ed il reggae ha bisogno di questo. La città è frenetica e dà tanti input, che spesso ti distolgono dal tuo percorso. Io apprezzo molto la provincia, sono sempre vissuto in provincia e continuo anche oggi a viverci: è una dimensione molto umana che ti dà la libertà e la tranquillità di fare le cose, quando le vuoi fare.

I tuoi testi sono pieni di tolleranza e di amore come del resto lo è la reggae music. Cosa pensi della nuova ondata di autori reggae che propongono testi omofobi e razzisti?
La cosa che mi dispiace è che molte canzoni di questi autori mi piacciono, come piacciono a molte altre persone; però se poi vai a sentire bene dicono cose pesanti, che non mi appartengono. Molto spesso la gente in Italia non capisce i testi, e per questo penso che sia giusto dare dei segnali di chiusura rispetto a questi messaggi. Condivido la scelta dei festival che scelgono di non far cantare alcuni di questi cantanti.

Pensi che questo fenomeno possa attecchire nella musica reggae made in Italy?
Assolutamente No! Anzi spero proprio di no! Penso che la Giamaica e i giamaicani siano da sempre affascinati dall’America, e in questo momento si lasciano influenzare dal movimento hip-hop e dal suo machismo imperante.
La ragione è che la Giamaica è un paese povero, e la gente guarda chi è più ricco cercando di imitarne i modelli e i comportamenti. La cosa che mi fa incazzare è che molti artisti sono conscius, rastafari e per la tolleranza, e due anni dopo sono omofobi e intolleranti. Alla fine si fanno molto strumentalizzare e diventano vittime del loro personaggio.

Come sai noi siamo una rivista attenta anche a temi antiproibizionisti. Non ti chiedo un giudizio politico, ma pensi che il nuovo governo adotterà una politica più tollerante e aperta nei confronti della ganja?
Sono convinto che gli spazi ci siano. Una politica repressiva non ha mai ottenuto i risultati che perseguiva. Milioni di persone fumano, e credo che proibirlo non sia la soluzione; penso che ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole e non capisco tutto questo accanimento nei confronti dei consumatori. Non so se avete presente il Ministro Paolo Ferrero di Rifondazione, che tra l’altro è di Pinerolo come me, quello che ha proposto le stanze del buco? Bèh, io sono assolutamente favorevole con questa proposta. Se tu vuoi fare la tua scelta, falla e te ne devi prendere tutte le responsabilità, ma almeno lo fai in un ambiente garantito.

A questo punto una domanda secca: Bunna coltiva?
No, non coltivo e fumo anche abbastanza poco. La gente nell’immaginario pensa “chissà Bunna quanto fuma” e invece fumo occasionalmente, ma quando c’è della buona erba allora approfitto.

Qual è lo strain preferito da Bunna?
Cazzo, questa è una bella domanda! Ti voglio raccontare un aneddoto. Una volta abbiamo suonato al festival di Radio Onda D’Urto a Brescia. Prima di suonare mi hanno regalato un sacchetto di biscotti che io pensavo innocui e invece… me ne sono mangiati tre –quattro, mi sono ritrovato sul palco e più pensavo a quello che dovevo fare e meno mi ricordavo che cosa dovessi fare…guarda, veramente è stato un concerto remix, però stavo molto bene.
Non sono molto abituato alle sostanze, comunque ti confesso che più del fumo mi piace bere. Un rummettino prima di salire sul palco ci sta veramente bene.

Una domanda a bruciapelo: da Piemontese, della Tav che ne pensi?
Eh eh… la Tav non si deve fare e ci sono un sacco di motivazioni. Primo perché non serve a nulla, e soprattutto perché la gente del posto deve avere il potere di decidere se una cosa la vuole o non la vuole. Inoltre se quella cosa ha dei costi non a livello economico, bensì ambientale e per la salute, non si deve fare! La salute ed il rispetto della gente del posto dovrebbe essere la prima cosa! Quindi spero che non si faccia più.

Il reggae è soprattutto una musica spirituale che va al di là delle semplici vibrazioni musicali, è anche una ricerca di qualcosa di più sottile che va al di sopra di noi. Bunna come vive questa dimensione di spiritualità?
Guarda io sono credente, però lo sono a modo mio, nel senso che non credo agli “intermediari”… non c’e’ bisogno di avere un’istituzione che ci colleghi con qualcuno che sta al di sopra di noi. Noi siamo abbastanza, per avere questo contatto. La spiritualità è una cosa molto personale, per questo deploro la chiesa o qualsiasi altra istituzione si frapponga tra te e il tuo Dio personale. Almeno questa libertà devono lasciarcela. La chiesa la cancellerei domani…

Pensi che questa spiritualità venga espressa dal tuo gruppo?
Credo che si! L’importante è cercare di dare degli spunti alla gente, poi ognuno è libero di fare ciò che vuole. Di certo non abbiamo la presunzione di cambiare il mondo.

Bhè noi pensiamo invece che qualcosa state facendo. Essendo sulla scena da molto tempo, soprattutto con i più giovani che si trovano in un’età cruciale, di fronte a delle scelte e delle decisioni, i vostri testi hanno sempre parlato chiaro, dando un messaggio di consapevolezza e riflessione. Continuate così!
Grazie!

Cosa pensi del Sunsplash di Udine? Sai che ci sono opinioni un po’ discordanti. Dicci la tua.
Ma devo dire che conosco gli organizzatori da quando è cominciato, da quando si faceva in un parchetto e quindi devo dire che hanno fatto molto… magari ultimamente hanno perso un po’ di vista l’obbiettivo principale. Però bisogna anche rendersi conto che fare una manifestazione di questa levatura non è cosa per niente facile e soprattutto molto costosa. Chiaro che sarebbe carino riuscire a dare la musica gratis alla gente, ma occorre capire che la musica e gli artisti hanno dei costi molto alti. Gli organizzatori devono pagare questi soldi, quindi se devono pagarli, da qualche parte li devono recuperare, e dunque è un circolo un po’ vizioso. Ripeto, personalmente conosco gli organizzatori e mi sembrano persone piuttosto genuine. Poi chiaramente non conosco i retroscena.

Ovviamente tu la vedi da artista; però devi sapere che molte persone del pubblico alcune associazioni e alcuni standisti lamentano: costi spropositati, clientelismo ed una eccessiva dose di aggressività del servizio d’ordine. Con questo non vogliamo tirarti fuori una critica sulla manifestazione, è solo per informarti.
Assolutamente si! È giusto voi state facendo il vostro “lavoro”. Ripeto: quando una manifestazione è così grande, c’è sempre qualcosa che non va e si è per forza esposti anche alle critiche. Di certo dovranno fare qualcosa per migliorarsi; però penso che per il reggae sia un buon veicolo che funziona.

Ora una domanda personale: quanti anni hanno i tuoi dread?
Ahahah! Considera che li ho anche tagliati. Hanno 17 anni! Però ne ho tagliati 45 cm tipo 4 anni fa e li conservo in una busta. Sapete ragazzi come si fa a non perdere i capelli? Basta raccoglierli e conservarli!

Di recente ti abbiamo visto in TV nella trasmissione “Turisti per Caso”con Patrizio Roversi e Susy Blady. Due parole su questa esperienza?
Mi trovavo alla commemorazione dell’anniversario della morte di Bob Marley, ho incontrato Patrizio che mi ha proposto di fare con lui e Susy la puntata di Turisti per caso sull’Etiopia. Ovviamente ne fui entusiasta e accettai. In Nove giorni abbiamo girato tutta l’Etiopia. È stata un’esperienza molto faticosa, ma allo stesso tempo meravigliosa.

Come ultima domanda ti chiediamo di dare un suggerimento ai nostri lettori-coltivatori, ma soprattutto a tutti gli antiproibizionisti d’Italia, su come muoversi in quest’ondata di repressione e proibizionismo.
Liberate gli armadi e compratevi le lampade, perché secondo me durerà ancora poco, questa situazione. Spero, anzi sono convinto, che presto diventerà una cosa libera o quantomeno tollerata. E che cazzo!

L’intervista si chiude così. La serata è calda ed il vento fresco dà sollievo al corpo mentre l’odore dei pini e di altre “resine” dilatano il tempo e il piacere di scambiare ancora impressioni ed emozioni con Bunna, ma da qui in poi a registratore rigorosamente spento.

in collaborazione con Marco Mattiuzzo “Haidao”





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