instagramCon la crescita dell’industria della cannabis legale negli Stati Uniti, crescono anche le aziende e i marchi che puntano sui social media per pubblicizzare la propria attività e attrarre i consumatori. Una condotta che su Instagram, il celebre social fotografico, sta incontrando sempre più ostacoli, con decine di account chiusi dopo aver pubblicato foto giudicate di incitamento al consumo di droghe leggere. Al momento il social ha però rifiutato di fornire ogni chiarimento ai proprietari degli account incriminati.

Coral Reefer, uno degli alias antipro più famosi del web, è stato disattivato venerdì scorso, perdendo i suoi 130mila seguaci. Ha affidato così a Twitter la sua protesta, affermando: “Instagram è stato incredibilmente prezioso nel dare voce a chi non ne ha, inclusi i pazienti che si curano con la cannabis e i loro fornitori. Pubblicare le loro fotografie con la cannabis ha permesso inoltre a queste persone di migliorare la sensibilità verso la cannabis dell’opinione pubblica, riscattandola da quella immagine dello sballo a cui era da sempre associata”.

Una situazione che ha colpito decine di piccole aziende e dispensari degli stati dove la cannabis è diventata legale. Come scritto in un comunicato in rete: “Decine di account sono stati cancellati ricevendo come unica spiegazione una e-mail nella quale si faceva riferimento a vaghe violazioni dei diritti di utilizzo. Nessuno in questo momento sa cosa si può fare o non fare e da parte di Instagram non sta giungendo alcuna risposta alle mail inviate per chiedere chiarimenti”.

Un caos all’interno del quale si fanno strada le più diverse teorie su quali siano le condotte che portano alla censura proibizionista del social. Per alcuni la chiusura degli account avviene quando si postano informazioni relative alla vendita, come i listini prezzi per i dispensari, per altri è tutta una questione di hashtag, altri ancora credono sia a causa delle segnalazioni di utenti contro la legalizzazione. Un marasma totale all’interno del quale nessuno ha capito come muoversi.

Una situazione nella quale l’unica certezza, denunciano ancora i dispensari, pare essere quella che solo i piccoli vengono colpiti. Facendo notare come grandi media dedicati alla cannabis made in Usa, come Leafly o High Times non siano al momento stati colpiti dalla scure proibizionista del social media.

Comments are closed.

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti, questi ultimi per fornire ulteriori funzionalità agli utenti, quali social plugin e anche per inviare pubblicità personalizzata. Cliccando su (Accetto), oppure navigando il sito acconsenti all’uso dei cookie. Per negare il consenso o saperne di più
Leggi informativa privacy