E’ considerato il “guru” della canapa italiana, pianta a cui ha dedicato la vita e per la quale la vita gli è stata resa parecchio complicata. L’attivismo di Franco Casalone nasce proprio in risposta al bigotto proibizionismo italiano, quando fu spedito davanti ad una commissione medica per una canna trovata a un gruppo di 17 persone che frequentava nel 1977.

Da lì continua a leggere e informarsi, scoprendo come la cannabis abbia accompagnato l’umanità per migliaia di anni e andando avanti fino agli anni ’90, quando venne pubblicato “The Emperor wears no clothes”. Pensa di scrivere un libro in italiano, ma rimanda l’operazione, fino a quando, in Olanda, dà alle stampe “Il Canapaio” e “Canapa: benefici e proibizione”, utilizzato come memoria in un futuro processo.

Una sorta di Jack Herer italiano che negli anni si è speso, sempre in prima persona, per raccontare a tutti le straordinarie doti di questo vegetale. L’ha fatto appunto con i libri, sulla canapa e sul come coltivarla, con articoli (è stato uno storico collaboratore di Dolce Vita così come di altre testate), con la collaborazione con Assocanapa, protagonista del ritorno della canapa industriale nei nostri campi a partire dalla fine degli anni ’90, è stato collaboratore di seedbank e aziende internazionali come Greenhouse oltre che un instancabile divulgatore delle doti della pianta a conferenze ed eventi, in Italia e all’estero.

Ieri è stato arrestato insieme ad altre due persone in una cascina di Lu e Cuccaro Monferrato. Gli articoli della stampa locale che riportano la vicenda parlano di “laboratorio della droga”, con le consuete iperboli che costellano questo tipo di articoli che non fanno altro che riportare pedissequamente i comunicati stampa della questura locale. Secondo il comunicato sarebbero stati sequestrati piante di cannabis, hashish, infiorescenze e oli. In particolare alcune piantine, altre piante in fioritura, 1 kg di hashish in polvere, mezzo chilo di infiorescenze e 120 kg di “cannabis triturata”.

Non vorremmo che, come già accaduto nei confronti del dottor Fabrizio Cinquini, arrestato per il possesso di 80 kg di cannabis, di cui 72 si erano rivelati essere di cannabis light con THC sotto allo 0,6%, anche in questo caso si trattasse di piante con basso contenuto di THC. Ad ogni modo un conto è avere 120 kg di infiorescenze, un altro che il sequestro, in peso totale, sia di 120 chilogrammi. Al momento le informazioni sono poche, ma sicuramente torneremo sull’argomento.

Da parte nostra massima solidarietà per un uomo che, tra le altre cose, si è sempre dedicato a fare informazione e cultura, mettendo business e guadagni in secondo piano. Fosse nato in Canada e California, dove la cannabis ricreativa è legale, sarebbe un personaggio fisso in trasmissioni e programmi dedicati a questa pianta, da noi finisce in galera.

Per ora c’è un’unica cosa certa: il tentativo, terroristico e calcolato male, di far passare un agricoltore di 61 anni, che ha dedicato la sua vita alla pianta più bistratta della storia aiutando centinaia di persone, anche pazienti, nel suo percorso, come un novello Pablo Escobar. Gli antiproibizionisti e i cittadini più in generale, sono stufi di essere presi in giro dalle istituzioni, sono stufi di sentirsi propinare fake news sulla cannabis come accade da oltre un secolo, e sono stufi di dover ingrassare i traffici della mafia per godere di un fiore che i moderni studi scientifici identificano come meno dannoso di alcol e tabacco. La misura è colma e l’arresto di Franco Casalone può diventare la goccia che farà traboccare il vaso in cui si incrociano menzogne, bigottismo, interessi economici e criminali.

GUARDA QUI LA NOSTRA INTERVISTA A FRANCO CASALONE

Franco Casalone insieme a Franco Loja





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