InFioreScienza è un’associazione ligure che ha come obiettivo quello di promuovere e valorizzare la cultura della cannabis terapeutica. Nasce tutto dall’idea di mettere insieme le varie figure che ruotano attorno a questo mondo, riunendo medici, farmacisti, pazienti, familiari e persone che a vario titolo sono interessate all’argomento. L’obiettivo, come ci ha raccontato la fondatrice Valentina Zuppardo, è quello di creare una rete tra le persone attraverso un incontro di esperienze, in modo da avere una visione a 360 gradi.

Al centro c’è il paziente con le sue esigenze e le problematiche che incontra nell’approcciare a questa terapia, che io personalmente conosco bene”, ha spiegato Valentina a Dolce Vita.

InFioreScienza vuole essere un punto di riferimento per tutti sul territorio ligure, ecco perché abbiamo all’interno figure professionali. Tra gli obiettivi abbiamo quello di supportare i pazienti, ma anche i medici ed i farmacisti, anche attraverso l’organizzazione di eventi divulgativi, conferenze, corsi e dibattiti. Poi vogliamo favorire i rapporti con altre associazioni del territorio e anche creare dei momenti pubblici di confronto. Infine vogliamo spingere molto sul discorso della formazione del personale medico, perché questa resta una grossa problematica: ci sono pochi medici preparati che non sono dei semplici prescrittori ma che sono in grado di prendere in carico il paziente e seguirlo in tutto il percorso. Altro obiettivo è quello di creare un dialogo con le istituzioni del territorio ligure come Regione, Asl e aziende ospedaliere. A febbraio, durante la nostra prima uscita ufficiale, siamo stati ascoltati dalla commissione sanità della Regione Liguria proprio per far conoscere la nostra associazione e portare alla luce le problematiche rilevate sul territorio.

…Che sono?
Innanzitutto il problema dell’approvvigionamento che è comune a tutta Italia. Oltre a questo in Regione abbiamo anche il problema della distribuzione tra le varie Asl: abbiamo circa 1000 pazienti tra le varie Asl e siamo una delle regioni con il più alto numero di pazienti a carico del sistema sanitario regionale, ma la distribuzione non è omogenea: abbiamo circa 700 pazienti alla Asl 2 di Savona, a Genova 62 all’ospedale Galliera e 22 all’ospedale pediatrico Gaslini, e poi 127 all’Asl 4 di Chiavari. A Genova c’è un problema che deriva dal fatto che non viene preparato l’olio di cannabis per cui i pazienti devono spostarsi ogni mese per avere questa preparazione.
Inoltre non si capisce come venga effettuata la distribuzione tra le varie Asl. Un altro problema è la mancanza di un sistema informatico centralizzato che permetta la raccolta dei dati, in modo da avere dei numeri certi e non delle stime generali. Altra nostra proposta è quella di individuare un ente che si occupi di effettuare la titolazione per tutte le Asl liguri e per le farmacie.

Si è parlato anche di formazione, giusto?
A suo tempo un gruppo consiliare ha presentato una proposta di legge per la formazione degli operatori sociosanitari ma anche per l’informazione alle persone. Abbiamo messo l’accento su questo aspetto sperando che la Regione promuova corsi con persone competenti che abbiamo anche all’interno dell’associazione come il dottor Marco Bertolotto della Asl 2 di Savona, il dottor Luca Manfredini dell’ospedale pediatrico Gaslini e la dottoressa Monica Bonfiglio della Asl 4 di Chiavari.

Facendo un passo indietro, lei come ha conosciuto la cannabis a livello medico?
Mio marito per curare il proprio tumore cerebrale ha iniziato un percorso di terapie tradizionali e terapie integrate, tra le quali c’è la cannabis.

Quanto tempo è passato da quando suo marito ha iniziato questo percorso?
Tutte le terapie integrate le ha iniziate ad agosto 2014 e le sta proseguendo, la cannabis ha iniziato ad assumerla nel 2015 con grosse difficoltà iniziali dovute al fatto che non sapevamo a chi rivolgerci, in che modalità dovesse essere assunta, quale fosse il dosaggio o chi potesse seguirci. Siamo stati rimpallati tra vari clinici finché poi abbiamo incontrato il dottor Bertolotto che ha iniziato a seguirci.

Secondo lei dal 2015 ad oggi la situazione per i pazienti è cambiata?
Un po’ la situazione è cambiata. Se ne parla di più e i pazienti hanno incominciato a raccontare le proprie esperienze con risultati tangibili. C’è un pochino più di apertura ma non è ancora sufficiente perché serve che sia il medico stesso a proporre la terapia e non il paziente a doverla richiedere. Rispetto a 4 anni fa ci sono più pazienti ed anche in campo oncologico si usa di più, quando fino a poco fa magari i medici nemmeno prendevano in carico il paziente.

Un’altra iniziativa di InFioreScienza è quella di raccontare le storie dei pazienti…
Sì, abbiamo creato un sito internet con un blog per divulgare articoli di diverso tipo. E’ una sezione in cui i pazienti si raccontano e spiegano i benefici che hanno ottenuto dalla cannabis. Vogliamo mandare un messaggio positivo nonostante tutti i problemi, vedendo le esperienze dei pazienti, anche bambini.

Il prossimo passo?
Il prossimo evento che abbiamo in programma sarà una serata che si terrà il 10 marzo. Il tema sarà “cannabis terapeutica, parliamone”, e ci sarò io insieme al dottor Bertolotto per una serata insieme ai pazienti che condivideranno le loro storie. Sarà un evento aperto a tutti proprio per parlarne in maniera semplice e speriamo che ci sia grande partecipazione.





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