Il nuovo capolavoro del proibizionismo italiano è a cura del direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, che ha avuto il coraggio di pubblicare un editoriale dal titolo: “Perché il consumo di droga va punito”, con a fianco una pubblicità, a tutta pagina, di una marca di grappa “da condividere e gustare in ogni occasione”.
Vabbè – direte voi – l’importante è ciò che ha scritto. E infatti il problema è proprio quello: poche e confuse idee, in cui si mischiano consumatori di eroina, cocaina e cannabis, la violenza familiare in situazioni evidentemente borderline, la parola droga usata in modo discriminante e gli incidenti d’auto (ma non quelli di chi è ubriaco, sia chiaro!).

La confusione traspare già dal titolo in cui addirittura ci si scaglia contro i consumatori. In una società in cui il traffico di droga è monopolizzato da mafia e criminali, l’idea geniale di Belpietro per risolvere il problema, è quella di criminalizzare chi la consuma. E’ come se, nel tentativo di risolvere il problema dell’obesità, iniziassimo ad arrestare chi mangia troppo. Persone che, nel caso ad esempio delle tossicodipendenze, avrebbero al massimo bisogno di aiuto, invece che di essere dimenticati in una cella. Senza considerare che sono proprio le forze dell’ordine a sottolineare come oggi non abbia più senso la misura del carcere per i consumatori: non serve ed è controproducente per tutti, contribuendo ad ingolfare i tribunali e le carceri di persone la cui colpa peggiore è quella di avere una dipendenza.

Dopo aver attaccato le posizioni di buonsenso di Massimiliano Iervolino, il segretario dei Radicali Italiani che ha di recente lanciato un appello per la legalizzazione della cannabis e la depenalizzazione del consumo di stupefacenti, Belpietro afferma che negli Stati che hanno seguito questa strada, si è lasciato il campo libero alle associazioni criminali. Non è un’opinione: è una bugia. Tutti gli Stati che hanno legalizzato la cannabis o depenalizzato il reato del consumo di stupefacenti, assistono a due cose: da una parte i miliardi di euro che prima finivano nelle tasche dei criminali, vengono invece utilizzati da Stato e cittadini, dall’altra calano i reati. Questo è ciò che dicono i fatti. Secondo la Ircca, l’agenzia governativa dell’Uruguay che ha regolamentato e controlla il fenomeno della legalizzazione, nei primi 5 anni sono stati tolti dalle mani dei narcotrafficanti profitti per 22 milioni di dollari. Complessivamente, dopo sei anni di legalizzazione della cannabis per uso ricreativo in Colorado il gettito fiscale per lo Stato è stato di oltre 1,2 miliardi di dollari. Il 20 aprile 2020 l’American Civil Liberties Union (ACLU) ha pubblicato il suo ultimo rapporto dove afferma che gli arresti per marijuana a livello nazionale sono diminuiti del 18% dal 2010.
Il Portogallo 20 anni fa, in piena crisi da overdose da eroina, fece l’unica scelta di buon senso possibile: depenalizzò il consumo di tutti gli stupefacenti e investì in politiche sulla riduzione del danno, risolvendo così il problema nel giro di poco tempo. “Arriveranno aerei zeppi di studenti per fumare marijuana, sapendo che non andranno in prigione. Gli promettiamo sole, spiaggia e la droga che desiderano”, diceva il deputato di destra Paulo Portas. Nessuna delle terribili previsioni si è verificata. Tutt’altro, il consumo delle droghe è diminuito, “soprattutto tra i più giovani”.

Belpietro, per giustificare la sua idea di arrestare i consumatori, arriva addirittura a scrivere che chi fa uso di stupefacenti è indotto “a compiere reati, a fare vittime anche involontariamente”. Oltre a sottolineare che qui raggiungiamo vette che non erano state toccate nemmeno dalla propaganda governativa americana degli anni ’30, bisogna dire con forza che sono parole molto rischiose. Chi definisce quali sono gli stupefacenti per i quali secondo Belpietro si deve essere arrestati? Lo decide lui?Vale solo per cannabis, cocaina e eroina? Con gli oppioidi che stanno falcidiando la popolazione americana come la mettiamo? Gli psicofarmaci di cui ormai abusano anche i ragazzini vanno bene? E i consumatori di alcol?

Ci vuole davvero un bel coraggio per fare affermazioni del genere con a fianco la pubblicità di un super alcolico come la grappa. Perché il paradosso è proprio quello: Panorama guadagna soldi pubblicizzando una sostanza che in Italia uccide più di 40mila persone l’anno (435mila morti in 10 anni secondo i dati dell’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam), e denigra e addirittura ipotizza l’arresto per chi ne consuma un’altra, la cannabis, che però non ha mai causato un morto nella storia. Siamo oltre al paradosso, alle fake news, a un qualcosa che assomigli a un’idea di giornalismo: siamo all’assurdità totale.

Ma non contento, come se fosse una cosa che giustifica le sue posizioni, Belpietro comincia ad elencare casi di cronaca e di violenza in cui i protagonisti avevano fatto uso di stupefacenti. Un esercizio sterile e inutile, volto solo ad impressionare il lettore. Potremmo riempire 100 numeri di Panorama parlando di storie ben più macabre causate dall’abuso di alcol. Ma tanto quello è legale e culturalmente accettato. E gli diamo l’ennesima notizia che da giornalista gli deve essere sfuggita: negli stati dove la cannabis è legale, secondo una ricerca dell’Università della Pennsylvania, si è registrata una diminuzione del 40,7% dei casi di violenza dettati dall’abuso di alcol (legale) e del 23,1% degli incidenti che coinvolgono l’uso di armi da fuoco (legali).





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