Sono passati oramai 20 anni da quando Indoorline iniziava a muovere i primi passi. 20 anni di grandi soddisfazioni, con importanti collaborazioni e progetti, che hanno reso Indoorline uno dei più importanti punti di riferimento per coltivatori e produttori.
In un paese dove il mercato della cannabis è precario, in balia delle leggi confuse e poco chiare, Indoorline punta instancabilmente allo sviluppo e all’innovazione.
L’importantissimo supporto dei clienti, sponsor e soprattutto dei grower ha permesso al team di aggiornarsi continuamente e portare avanti la passione per le piante e la ricerca di nuove tecniche di coltivazione all’avanguardia, garantendo sempre il massimo della qualità presente sul mercato.

Indoorline compie 20 anni proprio in questi giorni, un importante traguardo… Come avete festeggiato?
Raggiungere i vent’anni di attività è sicuramente un importante traguardo per qualsiasi azienda; per chi porta avanti un discorso legato all’autoproduzione il traguardo diventa un punto di partenza, un nuovo step di una battaglia sempre più grande ed impegnativa.
Abbiamo festeggiato con i nostri clienti, familiari ed amici con una festa semplice presso la nostra sede operativa; il magazzino da dove partono gli ordini per i nostri clienti è diventato per un giorno il contenitore di emozioni e ricordi pescati nella soffitta di Indoorline.

Instaurare un rapporto di fiducia con i grower è molto importante nel vostro lavoro, anche se non sempre facile…
Vent’anni fa, quando è iniziata l’avventura Indoorline, il nostro obiettivo era quello di spiegare e divulgare tecniche di coltivazione indoor. Paradossalmente non era nostra intenzione creare un’attività commerciale da questo impulso ma eravamo semplicemente affascinati dalla possibilità di autoprodurre quello che amavamo consumare.
Credo che i grower continuino a riconoscere nel nostro spirito l’attitudine alla coltivazione prima dello spirito commerciale. Per questo motivo i clienti Indoorline sono prima di tutto nostri fan, si rivolgono a noi per essere consigliati e per capire come risolvere i problemi legati alla loro piante.

In questi anni che tipo di cambiamenti avete notato nel settore?
Nell’arco di due decenni la situazione è cambiata in modo incredibile.
Se dovessimo spiegare ad un diciottenne cosa succedeva vent’anni fa ci sentiremmo sicuramente come dei nonni che raccontano ai nipoti cosa succedeva quando erano bambini.
In modo particolare è cambiata la visione generale legata alla canapa. Per quanto ci siano alti e bassi, oggi è possibile vedere piantine di canapa light nei negozi di fiori in centro alle città. La pianta in sé, vent’anni fa, era vista come qualcosa che arrivava da un altro pianeta; sconosciuta, temuta o amata era comunque poco visibile e stereotipata.
Forse siamo ottimisti per indole ma credo che qualche passo in avanti sia stato fatto se non altro per quanto riguarda il riconoscimento di alcune virtù che la canapa porta con sé.
Certo è che quando pensiamo al fatto che siamo nel 2019 un senso di spossatezza e pesantezza sullo stomaco permane. Siamo effettivamente ancora distanti anni luce dal poter considerare la canapa per quello che veramente è, vale a dire un dono della natura.

Quali sono i prodotti più ricercati in questo periodo?
Sembra banale ma i prodotti biologici (fertilizzanti e terricci) e i sistemi di illuminazione a LED sono i prodotti verso i quali i grower hanno più attenzione. L’autoproduzione è strettamente legata alla qualità e al risparmio energetico.

Guardando al passato avete fatto moltissime collaborazioni con centri di ricerca, università e laboratori…
Si è vero. Abbiamo progettato ed allestito growroom per centri di ricerca, università, laboratori statali. Quando ci contattano per realizzare impianti di questo tipo sicuramente ci rende orgogliosi del nostro operato, in quanto veniamo riconosciuti come il team di riferimento sul territorio italiano. Ma i veri ricercatori rimangono i growers indipendenti. Autonomi e spinti da un impeto di innovazione sono proprio loro che scoprono le migliori tecniche di coltivazione ed alzano l’asticella legata alla qualità. Persone che lavorano nell’ombra, all’interno di growroom discrete, motivate essenzialmente dalla passione per le piante e nulla più.

In seguito alla sentenza della Cassazione come avete deciso di affrontare la precarietà del settore?
Purtroppo la sentenza non ha fatto chiarezza in merito alla questione canapa light. Questo a nostro avviso è la presa di posizione ipocrita di chi governa che preferisce di creare confusione legislativa e mediatica piuttosto che semplificare.
A distanza di poche settimane infatti diversi growshop hanno ricevuto il dissequestro dei pacchetti di canapa light.
Proprio il fatto di creare confusione mediatica destabilizza il settore. L’interesse da parte di chi vorrebbe investire nel settore canapa c’è, ma il timore di un colpo di coda della magistratura terrorizza e paralizza il sistema.
Come azienda siamo sempre andati controcorrente spingendo il nostro sguardo più lontano. Abbiamo lottato e investito per lavorare per quello che pensavamo fosse giusto e corretto. Siamo convinti del fatto che la demonizzazione della canapa deve terminare prima possibile e il nostro piccolo contributo perché questo accada continueremo a darlo.

Cosa avete in serbo per almeno i prossimi 20 anni?
È nostra consuetudine progettare e pianificare il nostro lavoro step by step. Ci sentiamo più come una barca a vela alla scoperta della rotta migliore. Siamo intenti a navigare ed a seguire l’onda buona.





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