asciaLo scorso 10 dicembre, in via Pisino a Roma (presso la sede del CIP – Canapa Info Point), si è svolta un’importante riunione tra i vertici di diverse associazioni antiproibizioniste e i parlamentari Alberto Ariola (M5S), Giuseppe Civati (Possibile) e Adriano Zaccagnini (Sinistra Italiana), facenti parte dell’intergruppo che sostiene il ddl per la regolamentare della cannabis, in Italia. La riunione è iniziata con la proiezione di slide che hanno, punto per punto, analizzato il ddl depositato in Parlamento e diversi sono stati i dubbi sollevati sul testo di legge:
partendo dalla norma che dovrebbe regolamentare il possesso di cannabis (è previsto il possesso di 15 grammi di infiorescenze di cannabis da detenere in casa, e 5 grammi da poter portare in giro per il proprio fabbisogno), sorge un dubbio che riguarda il quantitativo trasportabile in caso di “vacanza” o permanenza per più giorni fuori dalla propria abitazione. Inoltre, dopo aver normato i metodi per l’approvvigionamento, si dovrà anche regolamentare la modalità di trasporto dei 15 grammi sino a casa, senza far violare al consumatore l’articolo che pone 5 grammi come quantitativo massimo trasportabile.

Oltre i 15 grammi previsti dall’articolo sulla coltivazione personale, ci è stato assicurato dai parlamentari che sarà possibile detenere anche il raccolto della coltivazione. Si è poi discussa la possibilità di coltivare sino a 5 piante femmina per persona, detenendo il raccolto da esse ottenuto e vietandone la compravendita tra privati. I dubbi, anche su questo punto, sono molteplici. Tra tutti prevale l’esigenza di capire quante piante potrà detenere chi desidera effettuare coltivazioni finalizzate alla produzione di semi (quindi di piante maschio e femmina).

Affrontando poi il tema della coltivazione in forma “associata”, in enti senza fine di lucro, al fronte dell’esperienza fatta in quei Paesi in cui i Cannabis Social Club sono già una realtà, è evidente che il numero di 50 iscritti previsti nel ddl non potrà garantire la “sopravvivenza” della stessa associazione che, inevitabilmente, avrà dei costi di gestione che dovranno essere coperti appunto dai soci. Si è poi parlato del divieto di consumo di cannabis in luoghi pubblici. Anche questo rappresenta un divieto fortemente discriminante: nella nostra società si può consumare alcol praticamente ovunque e fumare tabacco all’aperto, in qualsiasi posto pubblico.

Rimane inoltre il divieto di guida dopo aver assunto cannabis, ma senza specificare alcun metodo per la rilevazione dello stato di pericolo se, alla guida di un mezzo, vi è un consumatore di questa sostanza. Svariati altri dubbi sono stati espressi prima di dare parola ai parlamentari che, attenti e sensibili al problema, hanno meticolosamente annotato i vari quesiti. I tre parlamentari, dopo aver raccontato le difficoltà riscontrate nel preparare un testo di legge che possa essere accettato anche da quella parte del Parlamento, palesemente ignorante in materia, ma irriducibile nella lotta proibizionista, hanno discusso le possibili modifiche suggerite durante la serata. Certamente una qualsiasi regolamentazione, seppur poco chiara e inadeguata ad una definitiva risoluzione del problema, sarebbe già un notevole passo avanti rispetto all’attuale realtà repressiva proibizionista.

La proposta di legge che disciplina la coltivazione industriale di canapa, approvato dalla Commissione Agricoltura e che attende l’esame del Senato prima di diventare ufficialmente legge, autorizza senza alcun obbligo di comunicazione alle FF.OO.: la produzione di alimenti e cosmetici, semilavorati (fibra, oli, carburanti) da destinare alle industrie e le attività artigiane dei vari settori (incluso quello energetico ma solo per l’autoproduzione aziendale), la produzione di materiale organico per la bioingegneria e la bioedilizia, coltivazioni destinate alla fitodepurazione dei terreni inquinati, coltivazioni dedicate a scopi didattici e dimostrativi.

Il punto di forza di questa nuova legge è l’innalzamento dei livelli massimi di THC (da 0,2% allo 0,6%), che dovranno essere controllate dal corpo forestale dello Stato. Precisiamo però che lo 0.2 % è e resta il limite per la libera coltivazione, mentre 0.6% è il limite oltre il quale avviene il sequestro cautelativo. La proposta approvata, in realtà, avrebbe dovuto prevedere un limite massimo dell’1% ma, sia il ministero della Salute che quello delle politiche sociali, si sono imposti (senza logica scientifica) per limitare ancora le concentrazioni di THC.

Inoltre il ministero delle Politiche Agricole e Forestali destinerà annualmente una quota di 700mila euro per la realizzazione e l’incremento di una filiera di produzione e trasformazione della canapa italiana. La nuova legge però, attraverso l’eliminazione del comma numero 2, non dice nulla riguardo alla produzione di infiorescenze fresche ed essiccate per scopo floreale ed erboristico. Questo limiterebbe molto la produzione di canapa in Italia, specie in quelle Regioni che non sono meccanicamente all’avanguardia per la raccolta e la lavorazione di semi e paglie.

È stata anche affrontata la nuova legge che regolamenterà l’uso terapeutico di cannabis. Molto ha fatto discutere il divieto, per i malati che si curano con la cannabis, di guidare per ben 24 ore dopo l’assunzione del farmaco. Questo, per molti malati di sclerosi multipla o cancro ancora abili, vorrebbe dire non guidare mai più dato che le somministrazioni possono essere diverse durante l’arco della giornata.

A chiusura del dibattito, l’avvocato Lorenzo Simonetti (a nome anche dell’avvocato Claudio Miglio) ha annunciato che la Corte Costituzionale ha fissato in data 9 marzo 2016 l’udienza per discutere della “questione di legittimità costituzionale” da loro sollevata per la coltivazione di cannabis ad uso personale.

L’impegno dei parlamentari è stato quello di portare all’attenzione di tutto l’intergruppo le perplessità espresse in riunione, cercando di apportare le modifiche necessarie a risolvere i problemi riscontrati o che potrebbero derivare dal testo di legge depositato.





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