Prima di leggere l’articolo, vi suggerisco di guardare attentamente queste immagini e provare a capire quale tecnica è stata utilizzata per realizzare questi fantastici disegni.

Vediamo se ci avete preso: innanzitutto si tratta di un paesaggio naturale visto in prospettiva e non di un dipinto o altro, è un terreno coltivato ed è assolutamente unico nel suo genere.

Quest’opera può essere realizzata una sola volta l’anno e consiste nel disegnare figure complesse utilizzando le piante di riso che crescono, maturano e si colorano fino ad arrivare al massimo splendore nel periodo di agosto, periodo dell’anno in cui il disegno è più suggestivo e carico di colori.

La tecnica si chiama “rice paddy art” e nasce nel 1993 nel piccolo villaggio di Inakadate della prefettura di Aomori, 600 km a nord di Tokyo (Giappone), famoso per la coltivazione di riso da oltre 2mila anni. Le primissime opere realizzate dagli anziani coltivatori di riso del luogo si può dire che fossero piuttosto semplici e raffiguranti montagne o scritte, per diventare solo successivamente delle rappresentazioni su più aree di disegni elaborati ispirati alla tradizione giapponese come la drammaturgia di Shin Godzilla (2016) o la storia di Momotaro (2017).

Ogni anno, a febbraio e per tre mesi, vengono fatti i sopralluoghi per definire la disposizione dei germogli secondo calcoli estremamente complessi e che dovranno rispecchiare il disegno con le sue sfumature: l’area utilizzata misura generalmente dai 13 ai 15mila metri quadrati e sfrutta le varietà di riso giapponese che cresceranno una accanto all’altra dando origine all’opera finale.
Nel 2008 le Japan Airlines hanno offerto 2 milioni di yen per aggiungere il proprio logo alla rice paddy art di quell’anno a Inakadate, ma i contadini e gli abitanti del luogo, forti della loro tradizione, hanno prontamente rifiutato la somma preferendo restare liberi.

Numerose le opere riproposte con questa tecnica fuori dal Giappone, come in Cina e Tailandia.

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