Trentatremila cittadini italiani segnalati al prefetto per consumo di cannabis, 4mila di questi sono minorenni. In un terzo dei casi vengono comminate sanzioni che possono essere pesantissime: la sospensione della patente di guida (anche se al momento della perquisizione non si era alla guida), del passaporto o della Carta Identità valida per l’espatrio, del porto d’armi o del permesso di soggiorno per motivi di turismo (se cittadino extracomunitario). Questo il data che rende l’idea di come la depenalizzazione del consumo di sostanze in Italia sia ancora un diritto sulla carta, seppur sancito per legge già dal 1993.

La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,95%), seguono a distanza cocaina (15,63%) e eroina (4,62%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.

Sono i dati diffusi dal nuovo Libro Bianco sulle droghe, ovvero un rapporto indipendente sui danni collaterali del proibizionismo che viene presentato il 26 giugno di ogni anno nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione “Support! don’t Punish”. IL Libro Bianco è promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA, Associazione Luca Coscioni, ARCI, LILA e Legacoopsociali.

Impressionanti anche i numeri relativi alle incarcerazioni per la violazione del dpr. 309/90, il Testo unico sulle droghe. Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, 23,82%). Altri 5.709 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, 9,39%), solo 963 esclusivamente per l’art. 74 (1,58%).  Il costo della sola carcerazione per droghe è oltre 1 miliardo di euro l’anno. Interessante notare come il Libro Bianco precisi che si tratta in gran parte di “pesci piccoli”, mentre i grandi spacciatori sono pochissimi.

Le conseguenze, oltre che sulla vita delle persone, sono pesantissime per il sistema della giustizia italiano. Senza i detenuti per violazione per la legge sulle droghe (che rappresentano il 34,8% del totale) non esisterebbe il problema del sovraffollamento carcerario. Inoltre nei tribunali italiani sono presenti oltre 200.000 fascicoli per violazione del dpr 309/90, in gran parte sempre riguardanti la cannabis. Senza proibizionismo non esisterebbe neppure il problema della lentezza della giustizia, visto che i tribunali sono in massima parte ingolfati da processi contro cittadini trovati con pochi grammi di erba o con qualche piantina in giardino.

 





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