semi cannabisSchedatura di massa di chiunque abbia acquistato semi di canapa via internet (si parla di almeno quattromila persone schedate), e perquisizioni nelle abitazioni di molti di loro alla ricerca di piantagioni di cannabis a scopo di spaccio. Un’operazione di controllo e repressione a danno dei consumatori e dei piccoli coltivatori di cannabis talmente capillare che neanche nei sogni più spinti di Giovanardi: il risultato? Il nulla totale, o quasi.

CENTINAIA DI PERQUISIZIONI A DANNI DI SEMPLICI CONSUMATORI. Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano elvetico 20 minuti, nel solo cantone di Zurigo la polizia avrebbe schedato 870 persone che avevano acquistato semi online con consegna a casa, perquisendo poco meno di 100 abitazioni. Un dispiegamento di forze e risorse massiccio che a quanto pare non ha fruttato l’arresto di nessun “pesce grosso”, ma solo rinvenimenti di piccole piantagioni (le più grandi da 35 piante, ma la grande maggioranza composte da meno di 5 piante) ad uso personale. Nel cantone San Gallo, ad esempio, dove sono state ispezionate 135 abitazioni, la polizia ha trovato solo dieci piante molto piccole. Le associazioni hanno immediatamente protestato contro il carattere persecutorio ed inutile dei blitz, che stanno continuando anche in queste ore.

LE PROTESTE DELLE ASSOCIAZIONI PER LA LEGALIZZAZIONE. Come scritto sul blog antiproibizionista Cannabis Ticino, è ovvio che chi si occupa professionalmente di spaccio di cannabis è di norma molto prudente e non acquista semi di cannabis online facendoseli recapitare al proprio domicilio. Per questo l’operazione si sta trasformando in un enorme buco nell’acqua, capace di mettere nei guai solo piccoli coltivatori a scopo personale. Persone che ora, a causa di questa dispendiosa ed inutile operazione di polizia, finiranno probabilmente a rivolgersi al mercato nero, incrementando la narco-criminalità. Nel frattempo l’associazione svizzera Legalize It sta fornendo assistenza legale alle vittime di questa caccia alla streghe.





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