I cittadini dell’Oregon si sono espressi in un referendum storico che ha portato alla depenalizzazione dell’uso personale di tutte le sostanze stupefacenti, comprese quelle più pesanti. Significa che nel paese è quindi legale utilizzare qualsiasi sostanza? No, significa una cosa diversa, e cioè che l’uso personale, indipendentemente dalla sostanza, non è più considerato un reato e non porterà più in carcere i semplici consumatori.

Gli abitanti dell’Oregon hanno approvato la “misure 110“, nota anche come “Iniziativa per la depenalizzazione delle droghe e il trattamento delle dipendenze”, con il 59% dei voti. Come ha sottolineato Natasha Lennard su The Intercept, “è la più ampia delle numerose misure di successo sulle schede elettorali a livello nazionale, compresa la legalizzazione della marijuana ricreativa nel New Jersey, Arizona, Montana e Sud Dakota. Ognuna di queste vittorie costituisce una sfida a lungo attesa alla logica razzista e carceraria della criminalizzazione della droga. Gli abitanti dell’Oregon hanno fatto un passo storico nel riconoscere che se un approccio carcerario al consumo di droga è dannoso, è dannoso indipendentemente dalla droga in questione”. Non solo, perché grazie al referendum è stata approvata anche la “misure 109”, che invece rende legale l’uso medico della psilocibina, il principio attivo dei funghetti allucinogeni, che secondo diversi studi scientifici potrebbe essere utile per trattare patologie come la depressione.

Insomma, la decisione elettorale dell’Oregon ha offerto un barlume di speranza a coloro che sono interessati a significativi cambiamenti nella giustizia penale e rischia di incrinare definitivamente la guerra alla droga inaugurata negli Stati Uniti negli anni ’70 come approccio reazionario a un fenomeno che andrebbe solo regolamentato. “La misura 110 è probabilmente il più grande colpo alla guerra alla droga fino ad oggi”, ha detto Kassandra Frederique, direttrice esecutiva della Drug Policy Alliance, in una dichiarazione.

“Questo fa parte di come riformiamo la polizia: facendoli uscire dal business della droga”, ha scritto su Twitter il professore di sociologia del Brooklyn College Alex Vitale, autore di “The End of Policing”. Vitale si riferiva ai quattro stati che hanno votato per legalizzare la cannabis ricreativa, ma ha aggiunto che “la misura 110 in Oregon è ancora meglio”.

Dopo il 1° febbraio, la pena per il possesso di droga sarà una multa di 100 dollari. Chi non può o non vuole pagare può scegliere di accettare una “valutazione dello stato di salute” in un centro di recupero delle dipendenze. La misura di voto comprende anche l’ampliamento dell’accesso ai trattamenti di recupero, all’alloggio e ai servizi di riduzione del danno, da finanziare attraverso la riassegnazione di decine di milioni di dollari dalla tassa sulla cannabis dell’Oregon. Il denaro risparmiato sarà reindirizzato ad un fondo per i servizi di trattamento.

Detto in numeri la nuova legge ridurrebbe le condanne per possesso di droga di quasi il 90%: da 4.057 condanne nel 2019 a circa 378 nel prossimo anno, secondo la Commissione di Giustizia Penale dell’Oregon.

E’ un cambiamento epocale che invece che nella direzione della repressione e dell’oppressione dei cittadini, avrà un approccio incentrato sulla salute pubblica, e un allontanamento dalle politiche che incarcerano le persone per comportamenti legati all’uso di una sostanza o a una dipendenza.

Ed è un cambiamento in atto in tutti gli Stati Uniti. Accanto alla progressiva legalizzazione della cannabis, infatti, è stato lanciato il movimento Decriminalize Nature, che si pone come obiettivo la depenalizzazione del consumo delle piante psichedeliche,  con diverse città, Denver in primis, che hanno approvato la depenalizzazione di funghetti allucinogeni e altre piante.





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