Mentre gran parte dei paesi industrializzati continuano a misurare la propria ricchezza in termini di PIL, la Nuova Zelanda guidata dal governo di coalizione della premier Jacinda Ardern stila il bilancio guardando alla felicità dei cittadini misurata in termini di salute mentale, violenza familiare, energia pulita, innovazione digitale e sostegno alle popolazioni indigene. Il che significa concentrare parte dei futuri investimenti della spesa pubblica ponendo molta attenzione a questi fattori.

Nel “well-being budget”,  tra le cui linee guida spicca quella di fronteggiare le nuove sfide ambientali, c’è anche la salvaguardia dei delfini di Maui (Cephalorhynchus hectori maui), una sottospecie rara di cui rimangono solo 63 esemplari.

La Nuova Zelanda è la prima nazione occidentale a usare la felicità come parametro del benessere, facendo un po’ come il piccolissimo stato himalayano del Bhutan che valuta il benessere dei suoi cittadini con l’indice della felicità.

Nell’ultimo World Happiness Report che mette in fila i paesi dove si vive meglio, la Nuova Zelanda è comunque già all’ottavo posto (l’Italia, per dire, è 36esima).





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