I cittadini della Nuova Zelanda potrebbero votare per quella che sarebbe considerata la prima legalizzazione nazionale attraverso un voto pubblico. Se infatti negli Stati Uniti la cannabis a livello federale è ancora illegale, in Canada e Uruguay le legalizzazioni sono invece arrivate tramite una legge.

Eppure, nonostante la grande attesa, il risultato non è scontato: la pandemia potrebbe influire, pochi politici si sono esposti e i sondaggi sono altalenanti.

Ad ogni modo sarà sicuramente un grande esercizio di libertà. Secondo Anituhia McDonald, membro del partito Aotearoa Legalize Cannabis Party e candidata per Te Tai Tonga, che fa parte della comunità Māori, la speranza è quella di “vedere la nostra gente prosperare sulla loro terra e non dietro le sbarre per l’uso della Cannabis”. La comunità infatti è quella più colpita dagli arresti per cannabis e l’auspicio, raccontato da Cannabis Culture, è che “La legalizzazione ridurrà questo numero di arresti e darà loro l’opportunità di avviare un’attività legale”.

Il parlamento della Nuova Zelanda ha suggerito un quadro legale per l’uso ricreativo e per gli adulti che consenta un comodo accesso a fiori ed estratti, favorisca prezzi ragionevoli e una concorrenza leale negli affari. La proposta incoraggerà anche il consumo sicuro e fornirà soluzioni per molte delle questioni irrisolte a livello internazionale. Per questo, secondo la McDonald, “essendo Māori questo referendum ci dà un’opportunità per tornare in contatto con le nostre terre e riportare il denaro nelle mani delle nostre comunità”.

Il referendum sulla legalizzazione della cannabis e le sue implicazioni

La votazione si terrà il prossimo 17 ottobre e i cittadini potranno esprimere il proprio “sì” o “no” nel supporto alla legge che legalizzerebbe la cannabis. La legge proposta legalizzerebbe la cannabis per le persone di età superiore ai 20 anni – regolando come viene coltivata, usata e venduta – e il referendum non è vincolante: se già del 50% dei votanti si esprimerà per il “sì”,  significherà che il prossimo Parlamento avrà un mandato per approvare la legge.

Come si può leggere sul sito del governo creato per il referendum, se la legge passasse i maggiori di 20 anni potrebbero:
acquistare fino a 14 grammi di cannabis essiccata (o il suo equivalente) al giorno solo in punti vendita autorizzati;
– entrare in locali con licenza dove la cannabis viene venduta o consumata;
consumare cannabis su proprietà privata o in locali con licenza;
crescere fino a 2 piante, con un massimo di 4 piante per famiglia;
condividere fino a 14 grammi di cannabis essiccata (o il suo equivalente) con un’altra persona di 20 anni o più.

I sondaggi e le tendenze politiche

Ad ogni modo, secondo il The Guardian, la legalizzazione non è scontata. “Questo mese, il 35% delle 1.000 persone intervistate ha detto che sosterrà la legge proposta secondo un sondaggio di Colmar Brunton di 1 News, in calo rispetto al 40% del giugno di quest’anno e al 43% del novembre 2019. Coloro che si sono opposti al provvedimento sono saliti al 53% a settembre. Un altro sondaggio di 1.300 persone, condotto da Horizon Research e commissionato da una ditta di cannabis medicinale, ha mostrato che il 49,5% degli intervistati ha sostenuto la legge e il 49,5% si è opposto”, riporta la testata inglese. Non solo, perché se da una parte sono pochi i politici in vista che hanno scelto di schierarsi, dall’altra secondo alcuni esperti la legalizzazione della cannabis non ha mai goduto di un chiaro sostegno maggioritario in Nuova Zelanda.

Ora non resta da vedere cosa accadrà in questa grande festa della democrazia, dove i cittadini, comunque la pensino, saranno chiamati a esprimersi su una questione cruciale per il presente e per il futuro.

 





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