Marco Pannella con una copia di Dolce Vita (gennaio 2008)

Marco Pannella con una copia di Dolce Vita (gennaio 2008)

Marco Pannella è morto questa mattina, dopo mesi di battaglia contro il cancro. Le sue condizioni si erano aggravate ieri, quando era stato ricoverato in una clinica romana. Nato a Teramo nel 1930, con la sua scomparsa se ne va il principale protagonista dell’avvio di tante battaglie per i diritti civili, dal divorzio, all’aborto, all’eutanasia, passando ovviamente per la sua battaglia campale: quella per la legalizzazione della cannabis.

Le battaglie antiproibizioniste di Pannella cominicarono già all’alba degli anni settanta. Nel gennaio del 1973 con una lettera al quotidiano Il Messaggero condannò il clima di criminalizzazione verso i giovani “capelloni” che fumavano gli spinelli e lanciò le prime riflessioni sulla necessità di depenalizzare il consumo.

Nel 1975 diede invece inizio alla sua lunga campagna delle “disobbedienze civili”. Il 2 luglio 1975 Pannella viene arrestato dopo aver fumato deliberatamente marijuana in pubblico. In carcere, Pannella rifiuta di chiedere la libertà provvisoria fino a che non riceve, dai Presidenti della Camera e del Senato, l’impegno e la garanzia a discutere e mettere in votazione, entro 4 mesi, la legge di riforma sulle droghe. Cosa che effettivamente avvenne, portando, nel 1976, alla prima riforma che rende non più condannabile al carcere il semplice consumatore di droghe leggere.

La battaglia non si ferma. Nel 1980 il Partito Radicale raccoglie oltre 500.000 firme su di un referendum per la legalizzazione delle droghe leggere; il referendum avrebbe dovuto tenersi nella primavera del 1981, ma nel gennaio di quell’anno la Corte costituzionale lo giudica inammissibile.

La battaglia di Pannella contro la criminalizzazione dei consumatori di cannabis riprende nel 1990, quando viene approvata la legge, voluta dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, che reintroduce il reato di consumo di droga. Alla fine del 1991 promuove un referendum per l’abolizione delle sanzioni penali per il consumo di droga e per il riconoscimento della libertà terapeutica nella cura delle dipendenze, il referendum svoltosi nel 1993 viene vinto con il 52% circa dei voti a favore: il consumo di droga torna ad essere depenalizzato.

Nel 1995, il rilancio della campagna per la legalizzazione delle droghe leggere viene di nuovo affidata ad iniziative di disobbedienza civile, durante le quali viene distribuito gratuitamente e pubblicamente hashish in varie manifestazioni pubbliche.

Il 27 agosto di quell’anno Pannella regala hashish durante una manifestazione a Porta Portese e il 18 dicembre ripete la consegna gratuita in piazza Navona. Per questi due fatti verrà poi condannato rispettivamente a 8 mesi di libertà vigilata e a due mesi e otto giorni di carcere (questa seconda condanna annullata successivamente).

Lo stesso giorno della manifestazione in piazza Navona, mentre i giudici lo condannano, Pannella, ospite al programma tv “l’Italia in diretta” regala circa 200 grammi di fumo alla conduttrice Alda D’Eusanio. Una scena diventata epica anche per la reazione della conduttrice che si mette a gridare “ragazzi questa è morte, stateci lontani”.

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Nel gennaio 1996, vengono depositate oltre 500.000 firme in calce ad un referendum per la legalizzazione delle droghe leggere ed un anno dopo la Corte Costituzionale lo dichiara inammissibile, motivando la sentenza con il vincolo costituito dalle convenzioni internazionali, che vieterebbero l’adozione di queste politiche di legalizzazione.

La battaglia di Marco Pannella per la legalizzazione delle droghe leggere continua anche nel nuovo millennio, spesso collegata a quelle contro il sovraffollamento delle carceri. Una battaglia che negli ultimi anni si è legata sempre di più a quelle per il diritto alla cura dei malati, con le azioni di disobbedienza civile per la cannabis terapeutica condotte da Rita Bernardini, attuale segretaria dei Radicali.

Negli anni molti movimenti antiproibizionisti si sono allontanati dai Radicali e dai metodi di lotta di Pannella, spesso giudicati troppo improntati alla spettacolarizzazione. Ciò che rimane tuttavia innegabile è che con Marco Pannella se ne va una figura cardine delle battaglie per i diritti civili in Italia. Un politico che per anni ha condotto in solitudine e con ammirevole coraggio intellettuale una battaglia che allora era di estrema minoranza, contribuendo per primo a rendere quello della legalizzazione un tema non più tabù, ma un tema del quale si poteva, e si doveva, parlare.





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