Da quest’anno anche in Italia i sacchetti per imbustare l’ortofrutta venduta sfusa dovranno essere compostabile (e a pagamento).

Una notizia nota dallo scorso agosto, quando fu approvato il decreto n. 91/2017 sulle disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno. Lo scopo è quello di diminuire l’impatto delle buste di plastica leggere (sotto i 50 micron) e ultraleggere (sotto i 15 micron), aumentando il trend che vede già in crescita nel nostro paese l’utilizzo della bioplastica.

Secondo i dati raccolti da Assobioplastiche (associazione che riunisce la metà delle aziende che producono bioplastiche, coprendo circo l’88% del mercato italiano) in Italia nel 2015 si contavano circa 40mila tonnellate di film compostabili per la creazione dei sacchetti per alimenti sfusi, 10mila unità in più rispetto all’anno prima.

La direttiva (2015/720) imposta dall’Unione Europea per i propri stati membri è quella di prendere provvedimenti “atti a conseguire sul loro territorio una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. Per fare questo il governo italiano ha deciso di rendere obbligatorio per tutti i prodotti ortofrutticoli sacchetti compostabili e di renderli altresì a pagamento. Quest’ultimo punto ha generato un grande fermento, soprattutto per i rapporti che appaiono poco trasparenti tra il governo in carica e la Novamont, azienda leader del settore italiano, oltre alle stime calcolate da Codacons e Federconsumatori.

Importante specificare che non si tratta di una tassa imposta al consumatore anche se l’importo pagato verrà specificato nello scontrino. Più che altro di una sorta di contributo che si versa all’esercente e alla GDO per sopperire in parte alla spesa maggiorata della bioplastica.

Aldilà delle condivisibili polemiche sul rendere obbligatorio il pagamento del sacchetto e il divieto di utilizzare altri contenitori se non quelli messi a disposizione dal punto vendita, l’eliminazione dell’utilizzo dei film fini e ultrafini è senz’altro una buona notizia. I sacchetti compostabili potranno essere riutilizzati per la raccolta dell’umido (con attenzione alle etichette, nel caso non siano in carta biodegradabile andranno rimosse) e nel caso vengano dismesse in modo non consono non provocheranno il soffocamento alla fauna marina. Altro aspetto ecologico è che i sacchetti (come per i nostri cugini d’Oltralpe) dovranno avere un contenuto minimo di materia prima rinnovabile pari ad almeno il 40%, che salirà al 50% a partire da gennaio 2020 e al 60% dal 2021.

Se poi ci pensiamo bene, il fatto che siano a pagamento una nota positiva può averla. Non daremo più per scontato l’esistenza dei sacchetti, ponderandone l’utilizzo e magari saremo più solerti nel recarci dal fruttivendolo anziché nella GDO.





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