Cannabis

In Israele la marijuana si compra sui social network

“Vuoi comprare un po’ di marijuana? Vai su Telegrass!”. In Israele lo sanno tutti i ragazzi e non ne fanno mistero. In città come Tel Aviv l’uso di cannabis è molto tollerato. Basta recarsi in una delle tante spiagge che si affacciano sul mediterraneo con la moderna Tel Aviv sullo sfondo, per sentire l’odore acre della cannabis che si libra dalle nuvole di fumo prodotte dai molti bagnanti che fumano e si godono il mare. Ma anche la sera, negli innumerevoli bar nella zona di Allenby street, l’odore dei Falafel fritti al momento si confonde con quello dell’erba fumata con disinvoltura all’esterno dei locali.

Sono stato in vacanza tra Israele e Giordania e per unire l’utile al dilettevole ne ho approfittato per intervistare diversi professori che si occupano di cannabis a livello terapetutico. Israele infatti è uno dei paesi più avanti a livello scientifico per quello che riguarda la ricerca su questa pianta. La cosa che mi ha fatto effetto è che chiunque parlasse di cannabis a livello medico ci teneva molto a separare l’uso ludico da quello medicinale, sottolineando che se ci dovesse essere troppa commistione tra i due utilizzi, il governo avrebbe potuto prendere misure diverse con il rischio che la ricerca medica possa allentarsi. E’ quello che molto spesso si dice giustificando il divieto di autocoltivazione per i pazienti sostenendo che se qualcuno coltiva c’è poi il rischio che la cannabis venga venduta sul mercato nero. In realtà quello che ho scoperto è che il limite è molto labile perché in tutto il paese è facilissimo comprare cannabis (dichiarata come medical grade) pagandola 25 euro al grammo e ordinandola sui social network con tanto di consegna a domicilio.

Alla prima persona che mi aveva detto di andare su “Telegrass” ho fatto finta di capire, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e sono andato avanti. Alla quarta persona che mi parlava di questo “Telegrass” mi sono fermato ed ho chiesto qualche informazione in più. Praticamente funziona così: da un link esterno si accede a delle stanze segrete sul social network Telegram e dal lì bisogna entrare nelle varie stanze del social in cui è suddiviso il Paese, per regioni e città. Se quindi ci si trova a Tel Aviv bisognerà seguire tutti i link per arrivare alla stanza corrispondete alla città. Naturalmente è tutto scritto in ebraico, cosa che per un turista può risultare complicata, ma le traduzioni al volo di google translate aiutano parecchio.

Una volta dentro alla stanza prescelta, si può comodamente scegliere tra le migliaia di annunci di diversi rivenditori che propongono diversi tipi di cannabis e fumo, con indicata la varietà, la percentuale di THC, il prezzo al grammo ed il prezzo di consegna. Funziona praticamente come un catalogo e nei posti più frequentati e turistici gli annunci sono centinaia al giorno. Una volta scelta la varietà, si inizia la chat segreta. A seconda della persona che sta all’altro capo del telefono possono essere richieste foto con gesti particolari ed il proprio profilo Facebook, per controllare che non si abbia a che fare con la polizia.

L’uso di cannabis infatti è stato di recente depenalizzato in Israele. Ciò significa che il semplice consumatore rischia solo una multa, ma gli spacciatori rischiano comunque di essere arrestati. In molti effettuano anche la consegna a domicilio: se l’erba in genere, soprattutto per quantitativi che non superino i 10 grammi, viene venduta a circa 25 euro al grammo, il fumo si può trovare anche a meno, fino a 15 euro, mentre la consegna costa invece l’equivalente di circa 10 euro.

Il sistema funziona in tutte le città principali del Paese, non solo a Tel Aviv, in maniera semplice e senza intoppi. E mentre la ricerca scientifica prosegue imperterrita ed il governo ha permesso anche ai militari in servizio di accedere alle cure con cannabis, cresce anche l’ipocrisia nei confronti di questa pianta, sempre più accettata per l’uso medico e terapeutico e dall’altro lato bloccata nel limbo dell’illegalità.

 





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