un'immagine della coltivazione dentro al bunker scoperto a Swindon, in Inghilterra

un’immagine della coltivazione dentro al bunker scoperto a Swindon, in Inghilterra

Un bunker di oltre 20 stanze, blindato verso l’esterno, costruito nel 1980 per proteggere gli ufficiali inglesi da un possibile attacco nucleare sovietico, completamente piena di piante di cannabis, oltre duecento per ognuna delle stanze del rifugio nucleare. Una scoperta che sta facendo parlare tutta la Gran Bretagna, e non solo per la piantagione in sé, ma per altre due ragioni.

Innanzitutto i giornali si stanno interrogando sullo stato di conservazione dei siti militare inglesi, visto che il bunker in teoria doveva essere inespugnabile se non avendo la chiave originale per l’apertura della sua porta, che non si sa come sia finita tra le mani di tre inglesi di età compresa tra i 27 e i 45 anni, che avevano allestito la coltivazione.

Inoltre a destare particolare stupore è stata la modalità in cui la coltivazione veniva eseguita. I tre infatti non si occupavano personalmente della coltivazione – del valore totale di oltre un milione di Sterline – ma la polizia all’interno del bunker ha trovato tre adolescenti vietnamiti, di appena 15 anni di età, che a quanto pare vivevano dentro al rifugio in condizione di schiavitù.

Per questo i tre inglesi, oltre che per coltivazione ai fini di spaccio e per allacciamento abusivo alla corrente elettrica, sono stati accusati anche di sfruttamento del lavoro minorile e riduzione in schiavitù. Non è ancora accertato se i tre ragazzi vietnamiti potessero uscire o meno dal bunker e se si dessero il cambio con altri ragazzi, ma gli inquirenti non escludono che fossero tenuti dentro al bunker, costretti a vedere solo la luce artificiale delle lampade e respirare l’aria resa malsana dalla coltivazione intensiva, in maniera continuativa da diverse settimane, una possibilità avvalorata dalle grandi scorte di cibo e acqua rinvenute all’interno.

La polizia inglese ha affermato che si tratta della più importante operazione condotta negli ultimi anni, non tanto per le dimensioni della piantagione – molto grande e tuttavia non da record – ma per la dinamica di crimine organizzato che potrebbe svelare. Un articolo del quotidiano inglese The Guardian, ha inoltre invitato ad utilizzare questa scoperta per indagare più a fondo sulle nuove dinamiche di sfruttamento del lavoro minorile e della schiavitù nell’isola britannica.

I tre ragazzini vietnamiti dopo essere stati interrogati sono stati rilasciati senza alcuna accusa, per i tre inglesi gestori della piantagione invece si preannuncia un duro processo.





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