La Francia, oggi, è uno tra i paesi più proibizionisti d’Europa nei confronti della cannabis e delle altre sostanze. Ne sono ben consapevoli i cittadini, che da anni si battono per una nuova regolamentazione, soprattutto del consumo di sostanze, ma anche le forze dell’ordine.

Da qualche tempo infatti, ne paese transalpino, è nato un collettivo che riunisce poliziotti e gendarmi che si battono contro una legge ritenuta sbagliata proprio da chi la deve applicare. Il gruppo prende il nome di Police Contre la Prohibition (PCP) e il simbolo, inequivocabile, mostra una pillola e una foglia di cannabis, bilanciati sui piatti di un’ipotetica bilancia sorretta da una siringa. Al loro fianco ci sono varie associazioni e attivisti, visto che il documento è firmato da: i poliziotti e i gendarmi del collettivo Police Contre la Prohibition e del sindacato Sud-Intérieur, le associazioni ASUD, CIRC, Norml-France, Principes Actifs, Psychoactif e Techno-Plus, e la Lega per i Diritti Umani, condividendo le stesse osservazioni e richieste sulla repressione del consumo di droga e le sue conseguenze.

Sono un gruppo molto attivo e l’anno scorso il loro manifesto è stato pubblicato anche dal quotidiano Liberation con il titolo: “Contro la guerra alla droga e ai consumatori: per la depenalizzazione del consumo di droga”. Secondo loro, il punto di partenza è che: “Mentre altri paesi stanno sviluppando la loro legislazione, e molti esperti chiedono l’abolizione delle misure repressive in nome della salute e della legge, la Francia, il paese più repressivo d’Europa, aderisce ostinatamente a una logica proibizionista. Il consumo di cannabis e cocaina sta battendo ogni record. E’ stato dimostrato da tempo che la punizione non è un deterrente, e che sotto ogni aspetto la politica repressiva perseguita dal 1970 è stata un fallimento”.

Il ragionamento di fondo non fa una piega: “L’argomento della salute è un alibi, e l’argomento della sicurezza pubblica è un’esca. Si tratta di una forma di controllo sociale che si sta verificando, ed è più corretto parlare di repressione degli utenti e di criminalizzazione dei gruppi sociali e degli individui, piuttosto che di repressione rigorosa di un crimine. A differenza di altri reati, l’azione della polizia si applica ai consumatori di droga per quello che sono, non per quello che fanno o che hanno in tasca”. Parole che pesano come pietre.

Ma nel raccontare la loro visione scelgono di fare un passo avanti in più, spiegando che: “La repressione del consumo di droga, la politica dei numeri e i controlli di identità formano un sistema tossico che non serve né alla sicurezza e alla salute pubblica né al servizio pubblico. Non è più ragionevolmente possibile mettere sotto pressione la polizia, ripetere loro che ‘dieci fumatori d’erba in custodia della polizia sono meglio di uno spacciatore’, e chiedere loro una repressione in cui nessuno crede più, e controlli d’identità il cui unico scopo è quello di scoprire stupefacenti, al solo scopo di fare numero. La repressione costa ai contribuenti 1,13 miliardi di euro all’anno, ovvero il 77% del denaro pubblico destinato alla politica sulla droga. È il momento di assumersi le proprie responsabilità. Non è più umanamente accettabile che, per fare un numero, i consumatori siano sottoposti a sanzioni penali a rischio di esclusione sociale. Sono colpevoli solo di ricercare un piacere o, nel peggiore dei casi, di una dipendenza o di un problema di salute. Il Portogallo ha depenalizzato il consumo di droga dal 2001 e ha introdotto una legislazione al di fuori del diritto penale, che è stata un completo successo: il consumo di droga è tra i più bassi in Europa e il tasso di overdose è il più basso in Europa”.

E, dopo questa lucida analisi passano alle richieste esplicite:
– “Chiediamo alla Francia di porre fine alla proibizione, di allontanarsi dalla cieca immobilità e di considerare finalmente le reali questioni in gioco nelle politiche pubbliche sulle droghe.

– Che l’articolo L.3421-1 del codice della sanità pubblica, che prevede la repressione del consumo di droga, sia abrogato e sostituito da disposizioni che danno priorità alla legge, alla salute e alla riduzione del danno.

– Che la misurazione statistica dell’attività di polizia e della criminalità non sia più soggetta alla distorsione della politica dei numeri a scapito della sicurezza pubblica.

– E che si consideri la possibilità che le indennità assegnate ai dirigenti possano essere utilizzate per pagare altri compiti che spettano alla gerarchia (benessere sul lavoro, prevenzione dei suicidi, ecc.).

– Che i controlli d’identità devono essere svolti, tramite una ricevuta o una cifra, allo stesso modo di qualsiasi altra missione delle forze dell’ordine”.





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