Camminare è salute, è ritrovare il contatto con la natura. Camminare aiuta a rallentare e a capire più se stessi e il mondo. Camminare è uno slancio per rinascere.
Questo è quanto emerge dalle testimonianze di chi ha scoperto questa forma di turismo lento, quasi terapeutico. «Sempre più persone esprimono il forte bisogno interiore di mettersi in cammino. Spesso non sanno spiegare bene il perché, ma sentono che devono provarci», dice Luca Gianotti, ideatore del deep walking (la meditazione in movimento) e tra i fondatori della Compagnia dei Cammini, l’associazione che da dieci anni lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia. Sarà mica perché vivere senza fretta, godersi il cammino fermandosi a osservare un fiore o a scambiare due parole con un contadino, permette di riscoprire la libertà che nella vita quotidiana fatta di stress e fretta sacrifichiamo di continuo? «Il cammino è uno strumento di depurazione psicofisica ideale» conferma il nostro interlocutore.

Depurazione anche dalla tecnologia, immagino, a vantaggio del silenzio e della meraviglia della natura intorno?
Sì, durante il viaggio sarebbe bene non avere il cellulare e neppure l’orologio. A tutti i camminatori suggerisco poi di imporsi un massimo di foto, 10 al giorno per esempio. Alla fine del viaggio, è certo che riporteranno a casa foto migliori, con più anima, più vita. Se il viaggio successivo abbasseranno a 5 il traguardo, allora saranno ancora più belle…

Quali sono i valori condivisi dai viandanti?
Siamo attenti alla salute, nostra e della madre Terra, evitando di inquinare noi stessi e la nostra casa comune. Scegliamo il mangiare biologico, naturale, vegetariano e a base di prodotti locali. Valorizziamo l’incontro, con chi vive nei luoghi in cui camminiamo, perché è l’incontro il vero valore del cammino, l’incontro con la natura fuori e dentro di noi, l’incontro con chi vive in modo semplice, che ha tanto da insegnarci, l’incontro con i pastori, l’incontro con persone speciali che hanno avuto il coraggio di scelte di vita controcorrente.

Quale sono le sensazioni che le persone portano con sé alla fine dei cammini?
Dopo un cammino di una settimana ci si sente rigenerati, purificati, in armonia con se stessi e con il mondo. Si torna a casa con la voglia di rallentare i propri ritmi, di conservare questo stato di serenità. Poi non sempre è facile perché torna la fretta e la vita frenetica. Ma rimane il bisogno di rifarlo.

Qual è il cammino che ricorda su tutti e perché?
La traversata di Creta, perché l’ho fatta da solo in un mese di cammino, un’avventura magnifica in una terra dove si può vivere la pace e la saggezza di millenni. Da questo mio cammino è nata la Via Cretese, un cammino frequentato da camminatori di tutto il mondo.

Thoreau diceva: «Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose a cui può permettersi di rinunciare». Lei cosa mette nel suo zaino?

Il meno possibile. Il segreto è togliere, più che aggiungere. Più si toglie più ci si sente leggeri e liberi. E lo si impara con gli anni, il mio zaino infatti pesa sempre meno. Anche grazie ai materiali più tecnologici e leggeri, ma anche grazie al non avere ansie: il minimo indispensabile ci insegna a non dipendere dalle cose.

C’è un consiglio che vuole condividere con i lettori di Dolce Vita?
Faccio mio l’invito di Thich Nhat Hanh, il maestro zen vietnamita tra i più importanti al mondo: vai dove puoi trovarti. Ecco a cosa serve il viaggio, a guardarsi dentro, a mettersi in discussione per scoprirsi, per rinascere.

a cura di Livia Mordenti
Giornalista, vive tra Roma e Milano, perlopiù in treno dove tasta il polso del paese reale





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