Direttamente dal sito del Ministero, apprendiamo che Hugo De Jonge, Ministro della Salute olandese, ha comunicato alla collega italiana, Giulia Grillo, di aver accolto la richiesta di aumentare i quantitativi di cannabis per l’anno 2018 e 2019, portando così l’importazione a un totale di 700 kg/anno.
Ma è davvero più conveniente acquistare all’estero, piuttosto che produrre da noi, considerato che produrre cannabis terapeutica non è difficile come raggiungere Marte?

Dunque, vediamo.
Tanto per iniziare il trasporto di merce che potrebbe essere prodotta a chilometro zero, inquina.
E, cosa da non sottovalutare, la produzione in Italia porterebbe alla creazione di posti di lavoro.
Ora passiamo ai calcoli: per capire quanto costerà la cannabis terapeutica olandese, chiedo all’amico farmacista Marco Ternelli alcuni dettagli.
Il dottor Ternelli mi conferma che le farmacie acquistano la cannabis da un importatore. A essere autorizzati a importare sono sei aziende: Acef, Galeno, Comifar, FL-Group, Farmalabor, Fagron.
Esse acquistano la cannabis a un costo che varia da 5,9€ a 6,9€ + IVA (22%) a grammo, spendono dai 5 ai quasi 6 milioni di euro.
Le suddette aziende, rivendono alla farmacia galenica a 8, 9, 10€ + IVA (22%) a grammo.
I pazienti, per legge, pagano la cannabis e i farmaci galenici da essa derivati a 9€ + IVA (10%) – quindi sottocosto rispetto a quanto viene acquistata dal farmacista, quasi a volerne scoraggiare l’acquisto e la commercializzazione – più i costi lavorazione.

Il ministro Giulia Grillo

Il giro d’affari per le aziende importatrici sarà dunque di 770 mila euro minimo, ma potrebbe superare i 2 milioni di euro. Quindi, acquistare dall’Olanda 700Kg, costa dai 6 agli 8 milioni di euro. Ma, effettivamente, quanto costa produrre 700Kg di cannabis terapeutica?

Intanto servirà scegliere delle genetiche che abbiano caratteristiche stabili, soprattutto in merito a quantitativi di cannabinoidi e terpeni; altrimenti dovranno macinarla per omogenizzare il prodotto (come purtroppo accade con la cannabis terapeutica prodotta dall’I.C.F.M. di Firenze). Le genetiche possono essere scelte tra le oltre 1400 già certificate, e di cui è possibile acquistare i semi garantiti per stabilità nella manifestazione dei caratteri genotipici e fenotipici. Questo per sottolineare che né l’azienda Olandese né altre aziende al mondo detengono prodotti esclusivi e non sostituibili.
Conviene comunque produrre infiorescenze da talee, per garantire una maggiore uniformità nel tempo, del prodotto finale. Poi occorrono luci specifiche. Di solito si usano lampade HPS da 600 o 1000watt; o impianti più moderni con lampade CMH o LED, dal wattaggio inferiore ma dall’ottima resa: ormai si riesce a produrre anche 1 grammo per watt a ciclo (3-4 mesi).
È importante che sia controllata l’umidità e la temperatura dell’ambiente di coltivazione, che vengono facilmente regolate attraverso aspiratori d’aria, deumidificatori, umidificatori, ventole. Tutte queste attrezzature sono azionate automaticamente da centraline che controllano costantemente i parametri.
Per mantenere sterile l’ambiente occorre igienizzare e mantenere pulito e montando appositi filtri si impedisce l’ingresso di polveri di ogni genere.
Se si vuol optare per i metodi più moderni e produttivi, sarà possibile far crescere e fiorire le piante in idroponica, senza utilizzare alcun tipo di terra ma solo acqua distillata con l’aggiunta di fertilizzanti minerali consentiti anche nelle colture in biologico e che risultano privi di agenti tossici e potenzialmente patogeni.

Se un privato cittadino volesse allestire una growbox di 2,5mq con il massimo della tecnologia, e quindi inserendo anche tutti i sensori idonei a mantenere condizioni perfette e minimizzare l’intervento umano, non spenderebbe più di 3.000 euro. La growbox renderebbe dai 5 ai 7kg di cannabis l’anno. Facendo due conti, forse basterebbero 150 growbox come quella appena descritta alla buona, per produrre la stessa cannabis che ci apprestiamo a importare dall’Olanda. Il costo di acquisto dell’attrezzatura al dettaglio (direttamente in un growshop), si aggirerebbe intorno ai 400 mila euro. In realtà, acquistando tutta quella attrezzatura si potrebbe ottenere uno sconto cospicuo, ma c’è da aggiungere il costo dell’elettricità, dei fertilizzanti e degli stipendi dei tecnici. Siamo comunque lontanissimi dai 5 milioni di euro minimo spesi per la cannabis importata.
Forse ci sarà da aggiungere anche la spesa per i controlli dei soggetti privati che il Ministero della Salute dovrebbe autorizzare a produrre cannabis terapeutica. Le Forze dell’Ordine dovrebbero monitorare le aziende per evitare furti o spaccio della cannabis prodotta a fini terapeutici, ma, se abbiamo speso 2,5 milioni di euro per l’operazione “Scuole Sicure”, possiamo certamente permetterci le spese per un controllo specifico sulla produzione di cannabis terapeutica rimanendo comunque sotto i 5 milioni di euro.

Eppure i nostri rappresentanti politici scelgono per noi di acquistare all’estero. Di fatto sovvenzionano, con capitali difficili da racimolare, aziende che non apporteranno alcun beneficio alla nostra economia.
Il problema non sarebbe neppure il tempo: bastano poche ore di lavoro per allestire strutture idonee alla coltivazione di vegetali in ambienti sterili e controllati; il primo raccolto potrebbe arrivare già a 6 mesi dall’avviamento dell’impianto.

Ciò detto, torniamo pure alla domanda inziale: conviene o no importare la cannabis?





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