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Per tante persone che iniziano a comprendere il potere che possono esercitare anche solo scegliendo realmente cosa mettere nel carrello della spesa, ci sono anche tanti gruppi che mettendosi insieme hanno scelto di combattere radicalmente il modo di produzione che sta impoverendo noi ed il pianeta. Anche nei paesini più piccoli esistono ormai molteplici produttori, che magari fino a pochi anni fa erano semplici lavoratori, che hanno deciso di passare al di là della barricata, mettendosi dalla parte di chi le merci le produce, ma per cambiare le regole del gioco.

Comunità riunite in ecovillaggi all’interno dei quali si autoproducono non solo il cibo, ma anche l’energia necessaria alle abitazioni; contadini riuniti in cooperative che acquistano appezzamenti di terreno per produrre frutta e verdura con metodi di lavoro rispettosi dell’ambiente e del diritto a una vita dignitosa per ogni persona; gruppi di produttori che fondano consorzi di distribuzione pronti a combattere con i più agguerriti colossi del commercio, raggiungendo i mercati e le piazze delle città con cibo e abiti prodotti in modo etico e spesso a km zero. Sono i semi di un’alternativa che nonostante tutto è in marcia, un’onda che ingrossandosi potrà davvero cambiare le cose.

Si tratta di un movimento che mira all’autoproduzione di un’alternativa reale. Ed anche in questo caso può bastare solo qualche accorgimento nella propria quotidianità per contare tanto. Non solo premiando e cercando di scegliere i prodotti che arrivano da queste esperienze, ma anche mettendosi in gioco in prima persona. Nemmeno sappiamo quante delle cose che ci circondano in casa, che siano oggetti, alimenti o cosmetici, potrebbero essere facilmente autoprodotte, contribuendo contemporaneamente a dare una mano all’ambiente e ad infierire un altro colpo a questo sistema di produzione.

 





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