STOP TTIP (2)Si dice piano, a mezza bocca, con una mano a toccare ferro. Ma l’opinione che va per la maggiore ormai è questa: il Ttip non si farà. Troppi i punti di disaccordo tra Europa e Usa, troppo poco tempo rimasto e, soprattutto, troppo alta l’avversione dei cittadini. Un’opinione pubblica che raggiunge picchi dell’80% di contrarietà e che i pesi massimi della politica atlantica non vogliono provocare a breve distanza dalle rispettive elezioni (l’anno prossimo in Usa e Francia, nel 2018 in Germania).

A questi fattori va ad aggiungersi la malaugurata (per i sostenitori del trattato) uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, che mette fuori gioco nei negoziati il governo di Londra, da sempre il più favorevole all’accordo tra quelli del vecchio continente.

IL GOVERNO FRANCESE SI RITIRA. A sancire di fatto il definitivo (almeno per ora) affossamento del trattato è stato il governo francese, che ieri – alla vigilia del 14° round di negoziati sul testo – ha messo la parola fine alle trattative: «Non esiste assolutamente alcuna possibilità che si arrivi a un accordo entro la fine dell’amministrazione Obama. Penso che ormai lo sappiano tutti, anche quelli che sostengono il contrario» ha detto il vice ministro francese per il Commercio estero, Matthias Fekl. Poche ore dopo una conferma indiretta è giunta dal Ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, che del Ttip era stato sempre un grande sostenitore: «Il trattato con gli Usa secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione».

I NODI IRRISOLTI DELLA TRATTATIVA. Già nei mesi scorsi erano emersi alcuni punti irrisolti nella trattativa che hanno diviso gli interessi americani da quelli europei. In particolare dei documenti riservati intercettati e pubblicati da Greenpeace avevano reso pubblico come sulla metà dei trenta articoli che compongono il trattato mancasse l’accordo. Anche su temi fondamentali come le discipline sugli appalti, gli arbitrati internazionali (che permetterebbero a una multinazionale di fare causa a uno stato se reputa che ponga freni ai suoi affari), gli standard sulla qualità dei prodotti alimentari e molto altro. Nodi che fino a qualche mese fa venivano comunque considerati risolvibili da governi e funzionari di Usa e Europa,  che non avevano ancora fatto i conti con la straordinaria mobilitazione globale.

L’IMPORTANZA DELLA MOBILITAZIONE GLOBALE. Non è esagerato infatti affermare che, se veramente il Ttip non vedrà la luce, il merito sarà stato interamente della mobilitazione popolare contro l’accordo. Una mobilitazione che ha portato alla creazione di comitati “Stop Ttip” in tutto il mondo, a decine di manifestazioni di piazza ed ad una delle raccolte di firme più massicce della storia (oltre tre milioni di adesioni in pochi mesi). Così i politici di entrambe le sponde dell’Atlantico, che avevano puntato tutto sulla segretezza del trattato e sull’accondiscendenza dei mezzi d’informazione, si stanno vedendo costretti a rinunciare al trattato per non compromettere i loro consensi elettorali.





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