Contro-informazione

Il Tibet è sempre più oppresso

Il Tibet è sempre più oppresso

Il 10 marzo 1959 i tibetani si sollevarono dopo 10 anni dall’invasione contro gli occupanti cinesi che soffocarono nel sangue l’insurrezione. Per questo ogni anno, ovunque si trovino, i tibetani organizzano manifestazione pacifiche per ricordare questa data e cercare di tenere viva un’attenzione sempre più fioca del mondo sulla grave situazione di oppressione in cui tutt’oggi questo popolo si trova.

62 anni fa, il Partito comunista cinese aveva risposto con una violenza massiccia alla rivolta popolare nel corso della quale il Dalai Lama lasciò il Tibet per rifugiarsi in India e salvaguardare l’identità culturale del suo popolo. Da allora, migliaia di monache e monaci sono stati rapiti dai monasteri buddisti. Più di un milione di persone hanno dovuto abbandonare il loro originario stile di vita nomade e sono state insediate con la forza nei cosiddetti villaggi modello.

L’attuale combinazione di lavoro forzato, controllo sociale, segregazione generazionale, apparato di sicurezza e sistemi di sorveglianza persiste nello scopo di soffocare l’esistenza di una cultura tibetana autodeterminata e autentica. La stessa lingua tibetana viene insegnata sempre più raramente nelle scuole e gli attivisti che si battono per il suo mantenimento vengono condannati al carcere. Dal 2009, 155 persone si sono immolate per protestare contro la repressione e le condizioni di questo popolo non fanno che peggiorare.

Nell’ultima classifica stilata da Freedom House sulla base dell’accesso ai diritti politici e alle libertà civili delle persone residenti in 210 stati e territori, il Tibet è all’ultimo posto insieme alla Siria.

Così, in occasione di quest’ultimo anniversario nazionale dell’insurrezione di Lhasa, l’Associazione per i popoli minacciati si è direttamente appellata al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per chiedere di rendere pubbliche, in vista delle Olimpiadi invernali 2022, le promesse sui diritti umani fatte dal Partito Comunista Cinese (PCC) di cui non si sa ancora nulla.

Già in occasione dei Giochi olimpici di Pechino del 2008 il movimento “Free Tibet” aveva contribuito a denunciare le violazioni dei diritti umani mostrando il volto repressivo del regime cinese. Ma dopo quel momento di indignazione collettiva tutto è scivolato nel silenzio. La speranza è che le cose, stavolta, vadano diversamente.

TG DV


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