Solo lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze può produrre cannabis terapeutica in Italia. È il succo della sentenza con la quale il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato da Radicali, Associazione Luca Coscioni e LapianTiamo, rappresentati dagli avvocati Nicolò Paoletti, Alessandra Mari e Filomena Gallo.

I ricorrenti avevano chiesto l’annullamento del decreto con il quale il ministero della Salute ha individuato nello Stabilimento l’unico organismo deputato alla coltivazione di piante di cannabis per la produzione di medicinali di origine vegetale, sostenendo che si trattasse di una decisione che instaurava un monopolio, seppur mascherato.

Il Tar ha invece sostenuto che: «Il decreto in questione in realtà non si limita ad attribuire al solo Stabilimento farmaceutico militare la competenza alla produzione di sostanze a base di cannabis, atteso che esso si affianca ad altri soggetti che siano autorizzati a coltivare tale pianta per uso medico, i quali, se in possesso dell’autorizzazione, possono altresì procedere alla raccolta».

Intanto i pazienti siciliani lanciano la disobbedienza civile. Visto che in Sicilia, come in molte altre Regioni italiane, non è ancora stata approvata una legge che permetta ai malati che si curano legalmente con la cannabis di vedersi rimborsate le spese sostenute per curarsi, l’associazione Cannabis Cura Sicilia ha affermato che: «Daremo un seme di cannabis a tutti i nostri associati, invitandoli a piantarlo, farlo crescere e portarlo a fioritura: così ciascuno avrà la sua piantina e potrà fabbricarsi la sua cura».

 





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