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Il settore della cannabis legale assume gli altri lavoratori che restano disoccupati


C’è la storia del farmacista con 15 anni di esperienza che finisce a gestire un dispensario di cannabis, così come quelle di innumerevoli lavoratori del settore della ristorazione, che, rimasti disoccupati dopo la pandemia, vengono assunti, in posizioni diverse,  per lavorare con la cannabis legale.

Accade negli Stati Uniti, dove le varie legalizzazioni implementate in questi anni oggi danno lavoro a tempo pieno a più di 320mila persone, superando nei numeri settori storici come i dentisti, i paramedici o gli ingegneri elettronici.  Non solo, perché ad oggi quello della cannabis è il settore che sta creando più posti di lavoro in assoluto.

Ed è una crescita che non accenna a fermarsi visto che, nonostante il Covid, nel 2020 sono nati 80mila nuovi cannabis job, raddoppiando la crescita rispetto al 2019.

“C’è stato uno spostamento sismico di lavoratori dalla vendita al dettaglio e dai ristoranti alla cannabis”, ha detto Kara Bradford, amministratore delegato della società di reclutamento di cannabis Viridian Staffing, dove ha raccolto fino a 500 domande per una sola posizione. “C’è la sensazione che questa sia un’industria in piena espansione, divertente e interessante, con molte opportunità di fare carriera velocemente”, ha sottolineato in un’intervista con il Washington Post.

La paga oraria nei dispensari va dai 12 ai 15 dollari, in linea con la maggior parte dei lavori al dettaglio e di magazzino. Ma data la novità dell’industria, i lavoratori entry-level possono spesso avanzare in meno di un anno verso posizioni più specializzate. Intanto i gruppi che si battono per i diritti dei lavoratori stanno premendo per una più ampia sindacalizzazione nell’industria della cannabis: il ragionamento è che, agendo le giuste politiche, l’industria potrebbe diventare un nuovo volano per i posti di lavoro della classe media, proprio come lo è stat in passato l’industria manifatturiera.





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