L’intero settore della canapa ha subito una battuta di arresto. A partire dal maggio scorso infatti, Salvini aveva dato via ad una campagna mediatica sempre più accanita, sfociata in un vero e proprio terrorismo psicologico che ha dato il via a decine di sequestri e operazioni di polizia che una dopo l’altra si stanno risolvendo con la restituzione della merce sequestrata e l’archiviazione delle accuse. 

Ad ogni modo l’obiettivo dichiarato di voler chiudere a uno a uno tutti gli shop, l’aver identificato degli onesti commercianti con degli spacciatori, e il crescendo dello scontro e della violenza verbale, hanno creato una grande incertezza nel settore costringendo molti negozi anche alla chiusura.

Un altro brutto colpo è arrivato con la Sentenza della Corte di Cassazione, mal interpretata dai media nazionali che hanno contribuito a disinformare e creare tensioni, quando la stessa sentenza non vietava a priori il commercio di cannabis light, che stava diventando il principale volano di sviluppo economico del settore della canapa industriale.

Da qui la necessità di fare qualcosa per frenare l’ingiustificabile caccia alle streghe. La PEC inviata al ministro Di Maio in qualità di responsabile dello sviluppo economico subito dopo le dichiarazioni di Salvini ha purtroppo portato ad un nulla di fatto evidenziando ancor di più la spaccatura sul tema dell’allora forza di Governo.

Sono seguiti numerosi incontri del settore in diverse città dello stivale per cercare la quadra e delle indicazioni anche giuridico/legali grazie agli avvocati più noti del settore che si sono espressi più e più volte e non si sono mai tirati indietro ad ogni invito.

Sono nati gruppi e coordinamenti regionali su chat e canali social che, seppur con qualche difficoltà oggettiva e qualche polemica, hanno permesso alle realtà del settore di fare rete e di stringere rapporti sia di solidarietà che di lavoro.

L’ultimo dei numerosi incontri e tavoli di filiera si è tenuto in occasione di Pikkanapa, festival della canapa e del peperoncino che si è tenuto a Jesi per la sesta edizione, promosso da Federcanapa e dall’associazione Gli amici di nonna canapa fondata da Serena Caserio. Presenti aziende, associazioni ed esperti di settore e seguito a distanza anche grazie al canale Discord creato per l’occasione e dal quale sono nate diverse proposte concrete. 

Il primo intervento è stato proprio di Serena Caserio. “Come associazione abbiamo seguito molto da vicino tutte le vicende, partecipando a tutti gli incontri in tutte le regioni grazie ala rete di associati” ha sottolineato spiegando che: “Abbiamo sentito urgente e necessaria la condivisione di idee volte ad individuare delle strategie comuni che ci portino ad azioni concrete da attuare subito”.

“Non smetterò mai di ribadirlo: la cannabis è una questione politica e se non si lavora a stretto contatto tra di noi per fare lobby che spinga la politica a darci il pieno riconoscimento e liceità rimarremo sempre nelle zone d’ombra e cosa ancor più peggiore in quello stato di illegalità che ci macchia la reputazione anche nei confronti della società civile! C’è l’esigenza di tornare ad affermare i nostri diritti civili e grazie alle azioni che andremo ad attuare insieme, ci riusciremo. Da parte mia e delle associazioni che rappresento avrete tutto il supporto necessario affinché il processo di legalizzazione venga portato a compimento seppur un passo alla volta. Mi auspico la partecipazione di tutti indipendentemente dall’appartenenza o meno ad associazioni ed aziende. Se abbiamo sposato la causa allora mettiamo da parte tutte le nostre divergenze e ci battiamo sullo stesso piano per raggiungere tutti gli obiettivi che ci accomunano”.

LE PROPOSTE DAL TAVOLO DI FILIERA:

Canapa caffè: Carlo Monaco, fondatore del Canapa Caffè, ha sottolineato la necessità di creare “un manifesto per la libertà di cura insieme alle altre associazioni dei pazienti sparse su tutto il territorio nazionale. Potrebbe essere una mossa d’aiuto da parte dell’intero settore poiché la canapa industriale è fonte di approvvigionamento del CBD e se non esiste una regolamentazione chiara viene meno anche il diritto di cura e di approvvigionamento a livello locale ed i pazienti sono costretti a disubbidire.
L’idea condivisa che è scaturita in seguito è quella di organizzare una manifestazione nazionale al Circo Massimo a Roma intesa come un giorno di festa dove sul palco si alternano band musicali, personaggi dello spettacolo, medici, ricercatori, pazienti, imprenditori. Un evento diverso da una fiera, senza stand commerciali, ma con stand informativi, food, work shop e musica. 

Gli amici di nonna canapa: necessità di avere degli strumenti divulgativi che siano uguali per tutti e diffusi su tutto il territorio nazionale. Campagna di comunicazione propositiva che attivi una propaganda che riavvicini le persone al nostro settore e gli dia i giusti elementi per sostenere insieme a noi la causa della cannabis. Dolce Vita fondamentale come media partner per questo progetto (E noi di Dolce Vita ci siamo!).

Federcanapa: predisposizione di un dossier corredato di bibliografia scientifica a cura del nostro comitato tecnico/scientifico, sui punti critici che andrebbero risolti dalla normativa. Utile per chiarire all’attuale governo gli aspetti critici della canapa e della normativa per quanto riguarda l’azione dei cannabinoidi, della canapa (sia semi che fiori) ad uso alimentare, cosmetico e da inalazione.
A disposizione di tutti il progetto del marchio “Fiore di Canapa” ( già sposato da CIA e CONFAGRICOLTURA) che, grazie a un disciplinare di coltivazione, trasformazione e a controlli coordinati con due enti di certificazione permette alle aziende produttrici, distributrici e commerciali, di fregiarsi di questo marchio di garanzia e tutela della salubrità del prodotto. 

Luca Marola: i punti sui quali si è concentrato il fondatore di Easyjoint sono due.
– “Magistratura: siamo sicuri che la 242 e la sua stretta interpretazione non violi alcun diritto costituzionalmente garantito? Scopriamo le carte! È in via di organizzazione un’iniziativa politico giudiziaria che abbia come obiettivo portare la legge sulla canapa di fronte alla Corte Costituzionale. Nascerà un coordinamento di avvocati capaci di imbastire una causa pilota e coordinare l’azione dei colleghi. Si individueranno una decina di Tribunali in capoluoghi di regione non palesemente contrari alla cannabis light, si individueranno i soggetti portatori di interesse come grow shop e canapa shop, uno per capoluogo di regione precedentemente individuato, si innesca la causa per porre l’accezione di costituzionalità sperando che in qualche caso, 3 sono sufficienti, i giudici la dichiarino non manifestamente infondata. E poi si va in Corte Costituzionale. Nelle prossime settimane si avrà il preventivo di spesa dei soli costi vivi: marche da bollo, diritti e spese viaggio. Nel caso in cui si arrivi in Corte Costituzionale e fino all’udienza, ogni processo in corso viene bloccato. È un buon modo per far pressione sulla politica. Ci sono 3 casi vincenti come precedenti: l’Affermazione Civile che portò alle unioni civili, lo smantellamento della L.40 su fecondazione assistita e, proprio nelle prossime settimane si arriva all’epilogo, sul suicidio assistito con l’iniziativa di Marco Cappato e dj Fabo. Entro novembre l’appuntamento di “A Raccolta” si svolgerà a Torino e sarà improntato sugli aspetti giuridici, legali ed antimafia. Lì si lancerà l’iniziativa. Propongo che Giacomo Bulleri ne sia il coordinatore per la parte giuridica”.

– E poi una legge di iniziativa popolare per la cannabis light.

“Nel 2016 i grow shop si fecero legislatori nella più importante iniziativa antiproibizionista dagli anni ’90 aderendo al comitato di Legalizziamo.it diventando protagonisti della raccolta di firme che ha portato al deposito alla Camera di 67mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare. I grow shop contribuirono con circa 14mila sottoscrizioni; il testo di legge venne definito da una decina di soggetti ed il comitato fu costituito da oltre una trentina di sigle tra partiti, movimenti, associazioni antiproibizioniste, grow shop italiani. Dopo 6 mesi di raccolta ed il deposito alla Camera della proposta stiamo ancora aspettando che il Presidente Fico si decida a metterla a calendario. Speranza assai vana…

Una novità importante è però arrivata: l’allora presidente del Senato Grasso, a scadenza di legislatura scorsa modificò il regolamento del Senato rendendo obbligatoria la discussione delle leggi di iniziativa popolare entro 90 giorni dal deposito. Una parte del vecchio comitato, io ero il coordinatore per i grow shop eletto dalla maggioranza dei negozi allora esistenti, ha intenzione di costituirne uno a sostegno di una legge popolare sulla cannabis light realistica, ottenendo una prima vittoria utile per aprire la strada a tutte le altre rivendicazioni.

In questo testo ho proposto di aggiungere una sorta di condono sulle sanzioni amministrative comminate o in attesa che non vi sarebbero state se la legge fosse già in vigore e una sorta di amnistia per le condanne penali già sentenziate. 50mila firme valide in 6 mesi non è impossibile, ci siamo già riusciti. Nella seconda metà di settembre saremo pronti per la definizione del testo e la costituzione del comitato. Sarà aperto a tutti, il più ampio possibile ed inclusivo. Entra chi garantisce di lavorare sul territorio e di portare firme. Il nostro obiettivo minimo, e parlo di grow shop, è bissare il risultato del 2016. Finalmente ci si mette alla prova, finalmente uno strumento democratico, dove ognuno mantiene la propria identità ma capace di discriminare i parolai o gli attivisti da social, e quanti ne abbiamo incontrati e quanti inquinano il dibattito e quanti disturbano e mortificano le attività e le energie di molti, da quanti hanno sinceramente le capacità e le energie per darsi da fare.

Sostegno alle iniziative legislative, stimolo alla Corte Costituzionale, trasformazione della filiera della canapa in soggetto di iniziativa politica. Queste tre strade sono quelle a cui vi sto invitando”.





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