Nei corridoi delle più grandi aziende di tecnologia si discute di un numero magico: the next billion. Ovvero: il prossimo miliardo di utenti. Fino a pochi anni orsono, il successo commerciale di un nuovo dispositivo o di un software veniva misurato in migliaia di copie. Quando la differenza tra contenitori e contenuti era più chiara, se andava bene si raggiungeva il milione di utenti/copie vendute. Oggi non è più abbastanza. Oggi, almeno per i superbig del web, il traguardo è un altro. Questo traguardo è rappresentato dal prossimo miliardo di persone pronte a connettersi ad internet, potenziali utenti da rinchiudere nei loro reami digitali. Parlare di “next billion” significa anche chiedersi quale sarà la prossima tecnologia a raggiungere il miliardo di utenti. Internet raggiunge nel 2017 il 50% della popolazione mondiale, mentre si stima che gli smartphone abbiano un tasso di penetrazione del 30%. Questo è ormai un bacino di utenza sterminato. Che cosa faranno della tecnologia gli utenti africani? E gli indiani? E l’internet cinese protetto dal famoso firewall, la grande muraglia virtuale, sarà mai unito a quello occidentale?

Il mercato nordamericano e quello europeo sono, per così dire, saturi. Tutti hanno lo smartphone, tutti hanno la lavatrice, tutti hanno il televisore. Inoltre tutti hanno Facebook e tutti fanno ricerche su Google. Per le mega aziende del web questi mercati, anche se ancora rappresentano la fetta più redditizia, iniziano a svelare margini di espansione molto limitati. Non si gioca più in attacco, verso la conquista di nuove quote di mercato, ma in difesa, per mantenere la posizione raggiunta.

The next billion è un’etichetta, una metafora che sta a indicare la crescita esponenziale di internet nei Paesi delle economie emergenti.
In occidente, ovvero Europa e Nord America, l’adozione di nuovi dispositivi e di nuove tecnologie, nonché la loro diffusione su larga scala, è un processo che impiega sempre meno tempo. Negli Stati Uniti, per esempio, il telefono ha impiegato diversi decenni per raggiungere il 50% delle famiglie americane, mentre negli anni ’90 sono stati sufficienti appena 5 anni affinché i telefoni cellulari raggiungessero lo stesso livello di penetrazione. In Europa e USA abbiamo sperimentato diverse ondate di innovazione tecnologica da almeno un secolo, oggi invece molti Paesi stanno intraprendendo un balzo a piedi uniti da un’economia pre-industriale ad un ambiente digitale, senza tutte le tecnologie “di passaggio” sperimentate dalle persone appartenenti alle economie avanzate. “The next billion” è quindi anche una sfida tra il modello bottom up di un’eventuale appropriazione felice delle culture non occidentali delle tecnologie create dall’occidente, oppure, nella sua accezione top down, quello che può essere sintetizzato come l’obiettivo trasversale che accomuna tutte le grandi aziende tech. “The next billion”, in questo senso, è il numero simbolico che rappresenta la massima diffusione che è possibile raggiungere da un servizio che opera su internet. Il miliardo di utenti che Facebook per primo ha raggiunto rappresenta un traguardo inedito nella storia delle tecnologie di comunicazione, senza dubbio una pietra miliare nella breve storia della globalizzazione.

Mark Zuckerberg ha profonda consapevolezza della posta in gioco e negli ultimi anni ha cercato in tutti i modi di promuovere Facebook come strumento umanitario. Da ultimo, il 16 febbraio, ha diffuso tramite lo strumento di pubblicazione di Facebook “Building Global Community”, la sua lettera aperta/manifesto politico.

«La storia, dalle tribù alle città, è il susseguirsi dei diversi modi in cui abbiamo imparato ad aggregarci in numeri sempre più grandi», scrive Zuckerberg e sottolinea: «Ad ogni passo abbiamo costruito infrastrutture sociali come comunità di vario genere, media e governi per realizzare insieme ciò che non saremmo riusciti a fare da soli».

Ovviamente secondo lui nel prossimo step dell’umanità, ovvero la comunità globale di cui parla, Facebook avrà un ruolo preponderante. I numeri sono importanti, lo testimoniano le 6mila parole che Zuckerberg ha impiegato per articolare la sua visione di internet e del mondo. Facebook ha raggiunto l’esorbitante cifra di 1,86 miliardi di persone che si connettono al servizio (sia tramite desktop che smartphone) almeno una volta mese, avvicinandosi al traguardo di 2 miliardi. Avvicinandosi a raddoppiare il traguardo del miliardo, il Ceo del più grande social network del mondo si propone implicitamente come anti-Trump, come paladino di un élite pro globalizzazione in alternativa all’isolazionismo e alla chiusura simboleggiata dal nuovo presidente.

Come sarà, dunque, il mondo digitale per il prossimo miliardo di utenti? Le uniche alternative dovranno essere per forza quelle oggi momentaneamente rappresentate da Trump o Facebook? Basta correggere la prospettiva per adottare un poco di ottimismo. L’accoppiata pigliatutto smartphone-social network ha poco più di 10 anni, non è quindi per nulla scontato che il panorama tecno-mediatico attuale sia destinato a durare. Il prossimo miliardo potrebbe sorprenderci.





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