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Il proibizionismo della cannabis è una violazione ai diritti umani

proviolazioneNelle prime settimane di ottobre, gli arresti per detenzione di marijuana sono già moltissimi, molti quelli con meno di 50 grammi. Centinaia gli articoli trovati su internet, chissà quanti quelli dei giornali locali, sempre tendenti al linciaggio mediatico con titoli che lasciano immaginare trafficanti tipo “Pablo Escobar”, per poi apprendere che l’articolo in questione tratta solo di un ragazzo che aveva 4 piantine in casa.

Osserviamo con piacere le ultime due sentenze emesse a Bologna e a Cagliari.
A Bologna due studenti di 24 e 25 anni mandati a processo perché sorpresi a coltivare cinque piantine di marijuana in casa, sono stati assolti dal gup di Bologna Andrea Scarpa perché il fatto non sussiste. Il giudice ha fatto sua una sentenza della Cassazione depositata il 10 maggio scorso, la numero 17983/07, secondo la quale la coltivazione domestica non e’ penalmente perseguibile neanche dopo la legge Fini-Giovanardi. Secondo la Suprema Corte spetta al giudice valutare di volta in volta se una cosiddetta piantagione rientri nel concetto di coltivazione domestica per uso personale o a fini di spaccio.

A Cagliari due giorni dopo, il 28 settembre nel processo che vedeva imputato un giovane dell’hinterland del capoluogo a suo tempo arrestato perché aveva in casa due piantine di canapa indiana. Il giovane, e’ stato assolto dall’accusa di coltivazione di droga. Anche in questo caso il legale dell’imputato si è rifatto alla giurisprudenza della Cassazione del maggio 2007.

Le sentenze hanno avuto un buon risalto sulla stampa, in teoria è una buona cosa, ma crediamo che l’evento abbia comunicato alla massa una sensazione di falsa rassicurazione rispetto ai pericoli che si possono incontrare avendo due piantine di marijuana in casa. In giro si incontra più di una persona convinta del fatto che ora si possono coltivare 4 piante a casa, niente di più falso. Ricordiamo che una sentenza della cassazione non è una legge, crea un precedente che un avvocato in un determinato processo può far suo nel momento in cui ritiene che le caratteristiche della sentenza coincidano con quelle del proprio assistito. Una legge è ben altra cosa.

Tutto è pronto per un avanzamento legislativo in materia di droghe: c’è l’impegno scritto sul programma della coalizione di forze attualmente al governo, c’è una proposta di legge depositata in parlamento da un anno e che sembra stia cominciando il proprio iter in questi primi giorni di ottobre, ci sono state le conferenze nazionali degli operatori del settore, e ci sono due Ministri che si mettono di traverso senza vergogna.

Da quello che apprendiamo sui giornali i Ministri Livia Turco e Giuliano Amato due dei tre Ministri con la delega alle droghe hanno rifiutato il concetto di non punibilità per i consumatori, gli stessi consumatori che da più di un anno stanno finendo a decine in galera per pochi grammi; vite spezzate da una legge ingiusta che ha provocato finora enormi costi sociali.
Speriamo che questo Governo riesca a trovare una mediazione attenta ai consumatori, le prime vittime di queste leggi populiste e di questi veti ideologici.

In tutto questo si sta facendo avanti una cultura dell’intolleranza, alimentata dai poteri forti che hanno interesse che “il controllo” aumenti ed ecco che i giovani di an e altri tipi di destra cominciano a protestare a modo loro contro gli smart-shop, con tanta disinformazione e intolleranza.

Nel clima generale caratterizzato dal giustizialismo, sono molteplici i tentativi di sfruttare in ogni campo la disinformazione per alimentare i pregiudizi, l’odio, l’intolleranza e dare vita a nuovi spauracchi. Ecco, allora, che la canapa (o Marijuana, per chi preferisce), pianta medicinale coltivata da millenni per gli usi più disparati che vanno dalla fibra tessile alla produzione di carburanti, materiali plastici e per l’eco edilizia, diviene una droga diabolica assimilabile all’eroina, alla cocaina, al crack e i Grow Shop, attività nelle quali si vendono articoli per la coltivazione biologica, oggetti in fibra di canapa e articoli per fumatori, divengono luoghi di spaccio.

Speriamo che i Grow-shop non siano disposti a stare al gioco di chi organizza campagne disinformative e finto-moraliste tese a criminalizzare alcuni comportamenti sociali con la precisa intenzione di oscurare le nefandezze e i privilegi delle caste. Suggeriamo ai disattenti promotori dei presidi sopracitati, di costituire un comitato per l’abolizione dell’oleandro: pianta velenosissima comunemente coltivata nei giardini e parchi pubblici, frequentati da ignari bambini che potrebbero ingerirne una fogliolina che sarebbe sufficiente a provocarne il decesso…

Gennaro M.D.M.A.





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