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Nel giugno 1998, l’ONU annunciò una strategia di 10 anni per ottenere “risultati misurabili” nella lotta contro le droghe, compresa una “riduzione significativa” della coltivazione di cannabis, coca e papavero da oppio per l’anno 2008.

Nel 2008 molte furono le proteste delle associazioni che mettevano in evidenza il totale fallimento della strategia.

Dopo 14 anni la situazione è immobile nonostante gli evidenti fallimenti, chi decide non riesce a mettere a fuoco la realtà con l’aiuto delle lobby interessate agli enormi guadagni della macchina proibizionista.

Negli ultimi 40 anni, la guerra alle droghe ha fallito. Il consumo di droghe può causare problemi, ma il proibizionismo causa disastri. Milioni di persone sono criminalizzate, miliardi di euro sono spesi in una guerra inefficace e improduttiva. Gli sforzi di riduzione del danno e di promozione di un uso responsabile delle droghe sono attivamente ostacolati dai governi e dalle lobby del proibizionismo. Nel frattempo, il mercato delle droghe rimane nelle mani della criminalità organizzata, i cui enormi guadagni distorcono l’economia globale e generano corruzione diffusa.

Le politiche sulle droghe dovrebbero essere una questione di sanità pubblica, non di sicurezza. L’ONU dovrebbe stabilire il diritto di ogni cittadino adulto del mondo di coltivare e possedere piante naturali per uso personale e scopi non commerciali, usando tutta l’attrezzatura tecnica disponibile per questo. Allo stesso tempo, singoli paesi potrebbero consentire esperimenti con politiche sulle droghe non basate sulla proibizione, come sta avvenendo in Uruguay.

In sintesi quello che chiede l’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD), un network pan-europeo che attualmente conta più di 200 organizzazioni e singoli esperti impegnati quotidianamente sulla questione delle droghe.

Il sistema della proibizione globale delle droghe sta perdendo credibilità. La causa principale è il fatto che la produzione, il commercio e l’uso illegale delle droghe sono aumentati ovunque invece di diminuire. La guerra alla droga non può essere vinta. E’ un’impresa che si auto-perpetua e che provoca danni enormi su una scala globale. Queste critiche vengono esposte da anni da molte organizzazioni e singoli cittadini, e sono sostanzialmente inascoltate, qualcosa si muove a livello europeo e extra-europeo, soprattutto per iniziative di singoli Paesi che tra mille difficoltà tentano un approccio più scientifico al problema.





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