La prima sentenza in assoluto emessa in Italia in un processo contro un commerciante di cannabis light si è conclusa con un’assoluzione totale e la restituzione della merce. E’ accaduto al Tribunale di Milano, dove il giudice Aurelio Barazzetta ha assolto un negoziante del capoluogo lombardo dall’accussa di vendita di droga.

La sentenza rappresenta un colpo alle aspirazioni del Ministro dell’Interno Salvini e di tutti quanti, dentro e fuori il parlamento, hanno eletto il commercio di cannabis light a nuovo mostro nella loro guerra ideologica in difesa del proibizionismo, auspicando la chiusura di tutti i growshop.

La sentenza del Gup, infatti, tiene anche conto di quella emessa lo scorso maggio dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, che aveva fatto gridare alla vittoria il fronte proibizionista, che ci aveva letto un divieto totale al commercio di cannabis light.

A spiegarlo è l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che ha difeso il commerciante milanese nel vittorioso processo: «Siamo riusciti a convincere il giudice ad accettare la perizia tossicologica sui circa 300 grammi di cannabis sequestrata, ed il fatto che il contenuto di THC fosse al di sotto dello 0,5% ha portato il giudice di merito ad assolvere il mio assistito in quanto il fatto non costituisce reato».

Carlo Alberto Zaina (avvocato)

La sentenza della Cassazione aveva stabilito che “sono da considerarsi reato le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. E la legge italiana pone il limite della “efficacia drogante” allo 0,5% di contenuto di THC.

Di più, 5 campioni della cannabis light sequestrata al commerciante hanno in realtà rivelato un contenuto di THC leggermente sopra il limite (tra lo 0,5 e lo 0,6%), tuttavia il perito ha stabilito che anche questi campioni andavano considerati privi di effetto drogante in quanto a contenuto particolarmente alto di un altro principio attivo della cannabis (il cannabidiolo, CBD) che agisce contrastando e mitigando gli effetti del THC.

«Come al solito – commenta l’avvocato Zaina – si dimostra come i giudici di merito siano in grado di cogliere e mettere correttamente a fuoco i principi del diritto, dando risposte precise ai negozianti. Potranno esserci in futuro anche giudici che emetteranno sentenze diverse, è normale sia così, ma credo si possa dire che la via sia tracciata, ovvero il commercio di cannabis light continua ad essere lecito».

 





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