La nascita di un “nuovo” tapiro dopo oltre un secolo nella foresta atlantica del Brasile, vicino Rio de Janeiro, è il segnale che la strategia di reinserimento di questi animali nella riserva ecologica di Guapiaçu sta funzionando. Una buona notizia per tutta la foresta considerato che questo mammifero è anche chiamato “il giardiniere” perché svolge un ruolo vitale nella dispersione dei semi, in più potano i rami e le foglie.

Come per i lupi nello Yellowstone e per i castori nel Regno Unito, il programma di reintroduzione del tapiro mira ad accelerare il ripristino dell’habitat naturale. La foresta atlantica, che una volta copriva più di un milione di chilometri quadrati lungo la costa orientale del Brasile e dell’Argentina, negli anni è stata costantemente fatta a pezzi per interessi economici. Gli alberi ora coprono solo dal 7% al 15% della superficie originaria della foresta, ma rimane un ecosistema di importanza globale per il suo ruolo nell’assorbimento del carbonio, nella gestione delle risorse idriche e nella fornitura di habitat a una vasta gamma di specie tra cui capibara, armadilli e tucani.

Uno studio dell’anno scorso ha indicato i tapiri come un acceleratore della riforestazione perché tendono a pascolare in aree degradate e il loro letame è pieno di semi di piante.





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