Uno degli errori che spesso commettiamo – e questo numero di Dolce Vita lo dimostra – è quello di credere che le immagini e i suoni che ci rimanda la nostra “stazione ricevente” siano condivisibili da coloro che con noi vivono le nostre stesse esperienze.

Ognuno di noi ha un filtro, che si chiama sensibilità, che è unica e differente, attraverso il quale la percezione passa per poter poi elaborare i dati che vengono depositati nella nostra memoria, dalla quale pescheremo i ricordi che elaboriamo per trarne i capisaldi della nostra coscienza critica.

I tentativi di omologazione di massa ci vorrebbero far credere che sia sufficiente appartenere a un certo gruppo per poter condividere le esperienze in modo identico, facendoci sentire inadeguati e colpevoli quando dentro di noi qualcosa ci suggerisce che così non è. Ma non sempre abbiamo il coraggio di rivendicare il diritto a esprimere quello che ci sale da dentro e preferiamo confinarlo negli angoli reconditi della nostra coscienza.

Chi, nella società in cui siamo avrebbe ad esempio il coraggio di schierarsi contro la democrazia?

È così radicata in noi l’dea che la democrazia consista in un’eguaglianza indifferenziata, che non siamo neppure più capaci di capire che intesa così, non è solo una forma di massificazione, ma peggio è una porta spalancata verso il totalitarismo culturale e politico. Perché prima o poi arriverà qualcuno a dirci chi è uguale a chi, chi è uguale a cosa.

L’autentica democrazia consiste nell’affermazione delle differenze e nel favorirne il proliferare. E rispettare queste differenze, rispettare l’altro da noi, è molto più difficile che affermare un’uguaglianza inconcludente, perché questa in fondo non ci richiede sforzi, non presuppone nessun lavoro su di noi e di dialogo. Tutto è assunto come un fatto: siamo uguali. Mentre tutto è un da-farsi: siamo differenti.

È da questo presupposto che si può instaurare un vero dialogo tra culture, politiche e religioni.

Se c’è una responsabilità che abbiamo ogni giorno, ogni ora ed ogni secondo, è questa: diffidate della democrazia, siate custodi delle differenze.

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