È passata ormai un’era da quando Ippocrate, il padre della medicina, sosteneva: «lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo». Difficile attribuire consenso ad un’affermazione simile in un mondo che sta perdendo la “genuinità”.

Dove tutto viene piegato alle logiche di mercato, tralasciando volutamente tematiche sostanziali sulla qualità effettiva dei prodotti. Il cibo non può più essere la nostra medicina perché intriso di scelte guidate dall’ego del profitto piuttosto che dall’amore per quello specifico prodotto e la sua conseguente qualità. Pur di negare questa evidenza, il genere umano, come un paziente schizofrenico si aggrappa alle “certificazioni”. La fiducia viene delegata ad un’etichetta appiccicata sulla scatola di un prodotto. Me ne sono reso conto personalmente, nonostante l’etichetta fosse maniacalmente dettagliata, non riuscivo a prescindere dalla consapevolezza che io, di quel prodotto, non sapevo assolutamente nulla. Non avevo visto la terra dove era stato coltivato, non conoscevo la persona che l’aveva prodotto. La salute è conoscenza. L’ignoranza mi faceva sentire male.

Ho cercato di perseguire la mia concezione di “conoscenza” nella vita personale ed ora, in Nepal, nella povertà, sono molto più consapevole. È una strada impervia. Ora, però, posso dire di aver visto le persone che producono il mio cibo e le terre su cui questo viene prodotto. Rimane sempre una soluzione non ideale ma, la maggiore consapevolezza, aiuta a rendersi conto delle cose che potrebbero essere migliorate provando a fare realmente qualcosa al fine di cambiare la situazione. Qui in Nepal è ancora possibile, altrove, tale impresa, è ormai impossibile.

L’importanza del cibo, in medicina, è a mio avviso la più elevata. Per questo motivo anche nella mia interpretazione dell’utilizzo della Cannabis “terapeutica” ho una “visione alimentare” senza limiti di cannabinoidi da rispettare, una semplice pianta che dovrebbe trovare il suo posto vicino al basilico nei nostri balconi, una pianta i cui semi dovrebbero rappresentare una indispensabile fonte di cibo, una pianta i cui fiori freschi o secchi che siano, vengano finalmente liberati da un pregiudizio illusorio. I nostri corpi fisici hanno bisogno del fitocomplesso cannabinoide così come hanno bisogno dell’acqua. Senza quest’ultima si muore, senza la prima, semplicemente, si vive addormentati. Din! Sveglia! La colazione è pronta, ed è a base di Canapa. Ve lo consiglia Galeno in persona. Hari Om.





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