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Il Nepal punta ad una legalizzazione a misura di agricoltore

Il Nepal punta ad una legalizzazione a misura di agricoltore
In Nepal la cannabis fa parte della vita, della cultura e della religiosità della popolazione e oggi che viene rilanciato il progetto di legge per la legalizzazione della cannabis, è evidente che si punta a farlo diversamente che negli Stati Uniti o in Canada.

Era il 1973 quando il piccolo paese dell’Asia meridionale, patria di alcune celebri varietà autoctone di cannabis, si adeguò al proibizionismo. E nel 2020 è arrivata una proposta di legalizzazione in Parlamento dopo che 46 deputati del Partito Comunista Nepalese avevano richiesto al governo di prendere l’iniziativa per smantellare il proibizionismo della cannabis.

Le legalizzazione vista dal Nepal: privilegiare i piccoli agricoltori

Di recente il ministro della Salute Birod Khatiwada, un potente membro della coalizione di governo, è tornato sul tema facendo pressioni per la proposta di legge e chiedendo che venga affrontato il dibattito in Parlamento. Lo riferisce l’Associated Press spiegando che uno dei punti di partenza è che attualmente oltre 9mila persone sono in prigione per accuse legate alla cannabis. Nonostante l’uso della cannabis sia ancora oggi ampiamente accettato in Nepal, secondo la legge, chiunque possieda cannabis per uso personale può essere imprigionato per un mese, ma la distribuzione e la vendita sono punibili fino a 10 anni di prigione a seconda della quantità.

“La nuova legge assicurerebbe che il beneficio non vada ad un industriale o ad un piccolo gruppo di uomini d’affari, ma piuttosto ai poveri agricoltori che userebbero i loro piccoli appezzamenti di terra per coltivarla”, ha poi spiegato il ministro, facendo riferimento al fatto che la proposta di legge prevede che gli agricoltori che ottengono l’autorizzazione governativa potrebbero coltivare e vendere al dettaglio la cannabis, in una formula di filiera diretta che non avrebbe pari nelle legislazioni mondiali. Per proteggere la priorità delle coltivazioni a fini alimentari ogni agricoltore autorizzato potrebbe destinare alla cannabis solo una parte del terreno, mentre il governo si occuperebbe di stabilire quali siano le zone del paese dove permettere le coltivazioni, privilegiando le zone del paese dove il terreno è meno adatto alle coltivazioni agricole.

Il disegno di legge prevede anche che sia possibile per ogni famiglia coltivare fino a sei piante di cannabis per il consumo personale e misure per favorire la produzione e la commercializzazione, anche verso i paesi esteri, di prodotti a base di canapa industriale.

“Sto cercando di farne una campagna e una questione in Parlamento perché molti paesi, compresi i più potenti e sviluppati, hanno permesso l’uso della marijuana”, ha detto il ministro, e ora attendiamo i prossimi passi.

TG DV


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