Nei giorni scorsi il Mose è stato utilizzato per la prima volta, a fronte di un’alta marea di 120 cm, Venezia è rimasta all’asciutto e tutti i media hanno celebrato l’accaduto come si trattasse di un successo epocale. Ma davvero il fatto che una mega infrastruttura, costata finora 6 miliardi di euro e 17 anni di lavori durante i quali è stata sventrata la laguna, sia riuscita per una prima volta a compiere il lavoro per cui era stata concepita può considerarsi un successo? Lo abbiamo chiesto a Stefano Micheletti dell’Associazione Ambiente Venezia che fa parte del comitato No Grandi Navi che da anni lotta per una laguna risanata e in equilibrio.

Da oggi in poi Venezia ha chiuso con l’acqua alta e i veneziani potranno riporre in soffitta gli stivali?
È ancora lunga la strada per provare che il Mose funziona. Quella di ottobre è stata solo una prova, anche se gran parte della stampa locale e nazionale ha commentato l’evento come evidenza che il sistema funziona. Secondo il cronoprogramma dei lavori (mancano gli apparati di sollevamento elettromeccanici definitivi, la sala di controllo all’Arsenale, oltre a innumerevoli opere di manutenzione e sostituzione di parti già ammalorate), il sistema dovrà essere collaudato e consegnato al Ministero delle Infrastrutture entro il 31 dicembre 2021. Fino ad allora le paratie saranno messe in funzione, sempre in modalità di test, solo con una previsione di marea di 130 cm. sul l.m.m.. Per dare un’idea a chi non è di Venezia: quando la marea è a 110 cm, a San Marco l’acqua ha già raggiunto i 30 cm.

Quindi il problema permane?
Fino ai 110 cm erano state previste tutta una serie di opere complementari per mettere in sicurezza le insule che costituiscono la forma urbis (in primis San Marco), con il rialzo della pavimentazione e la sistemazione dei canali di scarico del sottosuolo, ma dai primi anni 2000 ogni finanziamento è stato dirottato alla grande opera e quindi la città – fino ai 110 cm. sul l.m.m. – è indifesa; sempre che il Mose funzioni, perché le criticità, segnalate da tecnici e scienziati indipendenti e dalla Valutazione di Impatto Ambientale negativa, risalente al 1998, son innumerevoli.
Inoltre non sappiamo come sarà il comportamento delle paratie in situazioni estreme, come quelle del 12 novembre 2019, con un’alta marea a 187 cm. sul l.m.m. – la seconda in assoluto dopo i + 194 del 4 novembre 1966 – con onde altissime e fortissimo vento di bora in contemporanea con vento di scirocco e come quelle che ci saranno in futuro con gli incipienti cambiamenti climatici. Anche perché del sistema Mose non esiste progetto esecutivo: i lavori sono iniziati su progetto definitivo e con singoli progetti esecutivi di stralcio. Le uniche prove sono state effettuate in vasca e in scala ridotta.

A parte i costi del sistema – solo la manutenzione costerà 100 milioni anni – e i dubbi sulla sua efficacia in ogni condizione meteomarina, come affronterà il Mose il costante innalzamento del livello marino dovuto al surriscaldamento globale?
Il Mose è stato ideato per funzionare qualche volta l’anno e per maree oltre i 110 cm. sul l.m.m., basandosi su previsioni errate (già nel 1995 l’IPCC diceva ben altro): su una previsione al 2100 di un innalzamento del medio mare di soli 22 cm. Oggi sappiamo che a fine secolo il mare si innalzerà di almeno un metro. Inoltre se l’anno scorso il sistema Mose. fosse stato in efficienza, nel mese di novembre/dicembre con gli eventi estremi succedutesi per settimane, il sistema avrebbe dovuto chiudere la Laguna dal mare per un mese intero. Questo significa la morte biologica della Laguna, sottratta al ricambio con il mare e la fine delle attività portuali. Sabato 3 ottobre, con le paratie in funzione, il Porto è stato bloccato per 9 ore e dieci navi commerciali hanno atteso in rada con una perdita complessiva di circa 120 mila dollari. E’ chiaro che le agenzie marittime e le compagnie, di fronte alle incertezze, possano scegliere altri porti.

Quando il Mose è stato progettato, oltre vent’anni fa, e scelto dalla politica, esistevano progetti alternativi, meno costosi e meno impattanti?
La “retata storica” del 4 giugno 2014 ha svelato che il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per l’opera aveva creato un sistema criminale costituito da mazzette, fatture false, regalie e dazioni, per far approvare l’opera in tutte le sedi tecniche e amministrative. Nel 2006, quando ancora si era in tempo a riconvertire l’opera, il Comune di Venezia aveva presentato tutta una serie di progetti alternativi, meno costosi e impattanti sull’ecosistema; alcuni prevedevano anche barriere alle bocche di porto, da installare stagionalmente su pontoni affondabili e da manutenere poi in cantiere. Ma non c’è stata storia: l’allora governo Prodi approvò definitivamente il Mose senza valutare altri progetti e sentire i tecnici e gli scienziati consulenti dell’allora sindaco Cacciari. Con il 14 giugno 2014 e gli arresti tutti seppero il perché.





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