Cantautrice e attrice per la televisione e il cinema, dove è stata diretta tra gli altri da Woody Allen in “To Rome With Love”, Margherita Vicario, tagliente, ironica e raffinata è, senza dubbio, tra le più interessanti realtà del panorama indie italiano.
Dapprima corista per il gruppo Marcello e il mio amico Tommaso, impegnata poi nella realizzazione di colonne sonore per la tv (“Piper” e “Immaturi”), Margherita ha sempre mantenuto viva la natura interdisciplinare della sua ispirazione.
Il suo primo esperimento solista, infatti, è stato “Lem Lem – Liberi Esperimenti Musicali”, uno spettacolo di canzoni portato in scena a Roma nel 2012. Uscita nel 2014 con il primo Ep “Esercizi Preparatori” e con l’album d’esordio “Minimal Music”, candidato al Premio Tenco come Opera Prima, e tornata al cinema e alla tv tra il 2016 e il 2018, la Vicario ha pubblicato di recente due singoli davvero interessanti, “Abauè/Morte di un trap boy” e “Mandela”, roba da ascoltare senza fretta e anticipazione di un disco che vi porterà in un viaggio intorno al mondo.

Allora è ancora possibile fare musica orecchiabile e interessante, direi impegnata, allo stesso tempo!
Sì, però non so se c’è un modo univoco per farlo. A me è venuto così!

La tua musica ha indubbiamente una qualità teatrale. In che modo le due discipline si incrociano nel tuo mondo creativo?
Per me è molto più facile immaginare di scrivere una canzone come se fosse un racconto, un monologo, una prosa più che una poesia. Poi in questa specie di distillato di prosa mi attengo alla musicalità del testo e delle rime, ma il punto di partenza è sempre raccontare una storia più che dare libero sfogo poetico ai miei pensieri. Mi piace poter “vedere” una canzone e riuscire a evocare delle immagini concrete, che poi attraverso la musica e la melodia riescono a diventare però anche poetiche.

Dopo “Abauè/Morte di un trap boy”, in molti hanno parlato di te come della “cantautrice antitrap”. In realtà, nel pezzo la trap è un pretesto, la cornice di un discorso più ampio.
Ma sì, a me la trap piace anche! Semplicemente ero in un momento di sconforto mio personale il pomeriggio in cui l’ho scritta e mi sono un po’ incupita, perché non ricevevo delle risposte che stavo attendendo sulla mia musica, il mio progetto, e da lì è partita una riflessione e il mondo trap è stato un pretesto per un discorso più ampio. Ha un testo molto concentrato, quindi in realtà quasi ogni verso può parlare di una cosa diversa: una delle principali è questo “dominio della creazione” che viene attribuito agli uomini, poi c’è il tema delle droghe, dell’emulazione, che porta solo al vuoto. Insomma ci sono tanti riferimenti, tutti un po’ messi uno dietro l’altro, un po’ nonsense, invece un senso ce l’hanno.

Ci sono svariati riferimenti al femminile nel pezzo. Che cosa significa per te essere una cantautrice-attrice-regista donna in questa temperie culturale?
Mah! Io non posso che portare il mio personalissimo punto di vista in quello che scrivo, e ovviamente è femminile perché sono una giovane donna. Il pubblico è più abituato a sentire pensieri maschili, corteggiamenti, esperienze, paure, aspirazioni. Io semplicemente lavoro il più possibile e cerco di essere fedele ai miei gusti e alle mie idee, senza voler imitare nessuno.

Hai un linguaggio tagliente, ti è mai capitato di essere censurata?
No, ma spessissimo mi autocensuro. Ci sono alcune canzoni che scrivo di getto, che arrivano da sole diciamo, altre che invece scrivo e riscrivo e a volte abbandono. Mi autocensuro quando rischio di essere retorica, ideologica, moralista o sdolcinatissima.

Con la tua musica stai passando sempre più da temi personali a temi sociali. È perché, sai, non sembra ma qui c’è una guerra?
Assolutamente sì, certi argomenti “mi bussano” sulla spalla mentre sono seduta al pianoforte. “Mandela” parla della percezione del pericolo e della sicurezza in questo periodo, in cui sembra di essere tutti sotto invasione e minacciati da chissà quale pericolo. Ecco io sono una donna e vivo cose che tutte le donne di ogni città, provincia, fattezza ed età vivono e mi è venuta voglia di raccontarle. Quand’ero più piccola indagavo cose più intime personali, o altrettanto universali come le relazioni uomo-donna. Ovviamente continuerò a fare anche quello.

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Chi è “Mandela”?
Sinceramente mi piacerebbe lasciare questa interpretazione a chi ascolta la canzone. Per me Mandela è il ragazzo indiano che mette benzina dopo l’orario di chiusura a via Merulana a Roma.

Che rapporto hai col tempo, sei una di quelle persone che se hanno un momento libero devono assolutamente trovarsi qualcosa da fare e anche alla svelta?
Assolutamente no, sono una di quelle persone che amano vedere il mondo da una prospettiva orizzontale, cioè dal letto. Molto poco iperattiva, anzi! Mi piace molto stare in camera mia. E poi quando non ho impegni, provo a vincere la pigrizia e vado a trovare le persone che mi mancano amici, cugini, nipoti, nonni.

 A cosa equivale per te la parola relax?
Andare in un posto fresco d’estate, dormire in un bel letto, diverso dal mio, svegliarsi e sapere di poter decidere il programma della giornata o anche risdraiarsi all’ombra fino all’aperitivo.

Spesso per gli artisti i momenti di tregua da mondo per il resto dell’umanità sono quelli di maggior creatività. Riesci a spegnere la testa di tanto in tanto?
Di solito in queste situazioni non sono molto creativa. È camera mia la mia officina, sono dei momenti di stress, di delusione, rabbia o attesa, di innamoramento i miei momenti fertili. A spegnere la testa? Forse ci riesco solo tra le braccia del mio boyfriend.

Raccontaci un pochino il nuovo disco.
Va in una direzione nuova: pezzi pop, sonorità anche più blues. Tanti fiati e percussioni! Canzoni d’amore e sul mondo esterno. Di sicuro è un disco che vuole pescare da sonorità africane, sudamericane, francesi! Un giro per il mondo!

“Abauè”, cioè Ah..bah…ouais? Andrà davvero tutto bene?
Ma io finché mi sbatto a fare quello che amo, finché mi butto, finché riesco a dare forma a delle intuizioni che mi stanno a cuore, finché riesco a tenere vivi e animati i rapporti con le persone a me più vicine, allora sì devo dirti che va tutto bene. Per il futuro, bisogna tenere gli occhi aperti e non far succedere schifezze.





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