La cannabis terapeutica in Italia si può prescrivere per ogni tipo di dolore, senza più alcuna distinzione tra uso oncologico, non oncologico o neuropatico. E’ quanto stabilisce il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 luglio (e che quindi diveneterà attivo dal 27 dello stesso mese) voluto dal Ministro della Salute Giulia Grillo.

Il decreto semplifica la prescrizione dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis e si sancisce l’uso della cannabis nella terapia del dolore in senso ampio. Significa soprattutto che ora la cannabis non dovrà più essere considerata dai medici una terapia alternativa, prescrivibile solo dopo che i trattamenti standard si siano dimostrati inefficaci, ma – almeno per il dolore – può essere prescritta come ogni altro presidio medico appartenente al registro dei farmaci stupefacenti.

Un piccola modifica che permetterà di allargare grandemente la platea di persone autorizzate a curarsi con la cannabis in modo legale. Ma a due condizioni. I medici devono essere adeguatamente formati, visto che ancora i malati riscontrano grandi difficoltà nel trovare camici bianchi disposti a prescrivere la cannabis.

Inoltre, il governo deve applicarsi per fare in modo che la produzione di cannabis terapeutica italiana – affidata in regime di monopolio allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze – diventi sufficiente per tutti i malati che ne hanno diritto, oppure renderne più facile l’importazione dall’estero.

Attualente la cannabis italiana è del tutto insufficiente per far fronte al fabbisogno nazionale, ora che nuovi malati potranno finalmente avere accesso alle prescrizioni bisogna che in tutte le farmacie torni disponibile la cannabis.





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