Il 14 giugno 1937 il Presidente Roosevelt firmò la legge “Marijuana Tax Act”, emanata dal congresso degli Stati Uniti d’America. Quella legge non vietava espressamente il consumo, la compravendita o la coltivazione; ma servì a rendere economicamente sconveniente coltivare cannabis.

L’11 dicembre 2019, nel nostro paese, viene approvato un emendamento che tassa la compravendita e la coltivazione di biomassa e infiorescenza, stabilendo così la “legalità” di queste attività con la speranza che la coltivazione di questa pianta torni ad essere una delle eccellenze italiane come fu sino all’inizio del secolo scorso.

Ieri è infatti stato approvato un subemendamento alla legge di bilancio, a firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD), Francesco Mollame e Matteo Mantero (M5S) che permette la commercializzazione del fiore e della biomassa. Probabilmente sarà votato con la fiducia, e quindi, a meno che non cadrà il governo, siamo quasi sicuri che passerà.

E così “a decorrere dal 1o gennaio 2020, la biomassa di canapa (Cannabis sativa L.), composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti, è sottoposta ad imposta di fabbricazione applicando al prezzo di vendita le aliquote percentuali in misura pari ad euro 12,00 per mille chilogrammi, per ogni punto percentuale (% p/p) di cannabidiolo (CBD) presente nella biomassa”.

L’imposta sarà obbligatoria su tutti i prodotti immessi sul mercato italiano, sia per quelli di produzione nazionale, che per quelli proveniente da Paesi dell’Unione Europea.
Sarà obbligato a pagare sia chi produce in Italia, che chi effettua la prima immissione nel mercato italiano di prodotti provenienti dall’U.E. I soggetti obbligati al pagamento dell’imposta dovranno inoltre essere muniti di una licenza fiscale che li identificherà. Tale licenza verrà rilasciata dall’Ufficio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Tale imposta verrà determinata sulla base di dati richiesti dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.
Per violazioni all’obbligo del pagamento dell’imposta sui prodotti proveniente da Paesi dell’Unione Europea, verranno applicate le pene previste per il contrabbando, del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale.
Con decreto dei Ministero dell’Economia e delle Finanze, e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, vengono stabilite le condizioni e le modalità di applicazione dell’emendamento anche per quella che viene definita biomassa di canapa, acquistata all’estero da privati e da essi trasportati.

Queste imposte non verranno applicate a semi, fibra e canapulo di canapa. L’emendamento modifica inoltre la legge 242 del 2 dicembre del 2016, sottolineando per iscritto il sostegno e la promozione, non solo della coltivazione, ma anche quello della vendita. Inoltre, al comma 3, dell’Art.1 della suddetta legge, viene modificata la lettera a) che sostiene col nuovo emendamento la promozione alla coltura della canapa al fine di produrre e trasformare qualsiasi parte della pianta, comprese le radici, e finalmente i fiori, le foglie e le resine.

L’emendamento ammette per legge l’uso della canapa in forma essiccata, fresca, trinciata e pellettizzata; ai fini industriali, commerciali ed energetici per tutti i prodotti che non superino lo 0,5% di THC (Delta-9-Tetraidrocannabinolo).
L’emendamento modifica anche il DPR 309/90, escludendo dalla sostanze stupefacenti o psicotrope presenti nella Tabella I, la cannabis ed i prodotti da essa ottenuti; i tetraidrocannabinoli, i loro analoghi naturali, le sostanze ottenute per sintesi o semisintesi che siano ad essi riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico.
Cambia anche la lettera B, al numero 1 dello stesso art.14 del DPR 309/90, che prevede la presenza nella Sezione A della Tab.II, l’inserimento della cannabis, compresi i prodotti da essa derivati, solo quando la percentuale di tetraidrocannabinolo (THC), sia superiore allo 0,5%.

Ragazzi ce l’abbiamo fatta!“, ha commentato il senatore Mantero, sottolineando che: “È stata un’opera di convincimento di quasi due settimane e ci sono volute 15 ore di fila in commissione bilancio solo questa notte, ma poco fa abbiamo approvato uno dei nostri emendamenti sulla canapa industriale. È quello meno ambizioso, che riguarda principalmente la biomassa, ma che comunque modifica le legge sulla canapa consentendo di commercializzare i fiori e soprattutto modifica il testo unico per gli stupefacenti stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente“.

Anche se questo dovrebbe migliorare l’attuale situazione in Italia – in cui fioccano sequestri e denunce per imprenditori dediti ad attività perfettamente legali – nulla ancora cambia in merito alla cannabis con elevato contenuto di THC, che rimane purtroppo a “monopolio delle narcomafie” e su cui continueremo a batterci.





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